17 gen. – Per evitare che si ripetano casi come quello di Gino Bragaglia, una sperimentazione del braccialetto elettronico partirà presto al Pronto soccorso dell’ospedale Sant’Orsola. Lo ha detto oggi il direttore generale Sergio Venturi, nel corso di una conferenza stampa (dalla quale erano state escluse le agenzie “mantenere la comunicazione in ambito esclusivamente locale”). La relazione sulla morte di Bragaglia che la direzione del Sant’Orsola ha fornito alla Regione evidenzia alcuni “punti deboli”. Innazitutto quanto accaduto all’anziano paziente ricoverato, ‘perso’ e poi morto, segnala la mancanza di comunicazione tra i reparti e la direzione dell’ospedale. Inoltre, la vicenda Bragaglia sottolinea le carenze nel sistema di ricerca delle persone e nel sistema d’allarme.
Su questi punti l’assessorato guidato da Carlo Lusenti si impegna, nella nota diffusa nel pomeriggio, a fare tutto il possibile per migliorare le criticità ed evitare che si ripetano casi del genere. L’assessore aggiunge anche che, nel rispetto del lavoro della Magistratura, ha preferito non divulgare la relazione della direzione.
Sul fronte delle indagini a giorni sono attesi gli esami istologici sui tessuti prelevati durante l’autopsia del 2 gennaio scorso. Il pm Simone Purgato, titolare del fascicolo, ha chiesto al medico legale Sveva Borin di accellerare i tempi il più possibile. Dall’esito dell’esame, infatti, potrebbero derivare nuovi indizi per le indagini: se l’anziano fosse morto subito dopo essere uscito dal reparto, ci potrebbero essere approfondimenti sui resposabili della sorveglianza; se invece l’esame indicasse che Bragaglia è morto dopo molte ore, di freddo e di stenti, da approfondire potrebbero essere le responsabilità di chi doveva cercarlo.

