Bologna, 25 feb. – “In montagna vogliamo tenere i servizi, questa la scelta che ha fatto la Regione. Mi fanno sorridere le opposizioni che adesso ci vengono a fare i processi alle intezioni sull’ospedale“. Sono alcune delle parole pronunciate da Vasco Errani durante una visita a Porretta nel 2012, mentre era in corso la campagna elettorale che vide l’affermazione del sindaco del Pd Gherardo Nesti. Due anni dopo quelle parole, e dopo pesanti tagli alla sanità decisi a Roma, a metà febbraio 2014 è stato chiuso il reparto maternità dell’ospedale cittadino.
Porretta. “Già tutto deciso dal 2010”. Il punto nascita non riaprirà
Il discorso di Errani è stato ripreso e messo online su youtube – il filmato dura 3 minuti e si intitola: “La Regione per l’ospedale di Porretta“. In consiglio regionale il consigliere di Forza Italia Galeazzo Bignami ha tentato di far ascoltare la dichiarazione del presidente della Regione, ma è stato bloccato dalla presidente dell’Assemblea legislativa, Palma Costi. E’ proibito, ha detto in sostanza la presidente, in Aula il consigliere si può avvalere solo di documenti, cartacei.
Al di là del regolamento, il punto sollevato è politico. “Le promesse del Pd e di Errani sono state disattese, e quel video lo dimostra”, spiega Galeazzo Bignami. “Sulla chiusura del punto nascite di Porretta l’assessore Lusenti ha mentito – scrive su facebook il consigliere regionale indipendente Giovanni Favia – A luglio disse che nessuna struttura dell’ospedale della montagna sarebbe stata smantellata. Oggi in aula ha snocciolato numeri e cifre da burocrate per giustificare la chiusura di quella che era una eccellenza e che la Regione ha contribuito a smantellare, con costanza. Se l’obiettivo era risparmiare le strade da prendere potevano essere infinite, dai vaccini all’edilizia sanitaria. L’errore continuo è voler gestire la sanità come un’azienda, dimenticando le esigenze del territorio.
La risposta del Pd. “La chiusura del punto nascita di Porretta non significa che l’ospedale verrà smantellato. Con la risoluzione approvata oggi mettiamo nero su bianco un impegno preciso: i servizi sanitari territoriali dedicati a donne e bambini verranno mantenuti”. Queste le dichiarazioni della consigliera regionale PD Paola Marani, prima firmataria della risoluzione dedicata all’ospedale di Porretta che è stata approvata questa mattina dall’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna.
“L’ospedale di Porretta – sottolinea Paola Marani – purtroppo non possiede i requisiti minimi di sicurezza previsti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla normativa regionale e nazionale per poter mantenere un punto nascita. In queste condizioni i rischi per le partorienti ed i neonati sono troppo alti, ed è per questo che già da oggi molte donne porrettane preferiscono partorire negli ospedali cittadini di Bologna”.”Lo spostamento del punto nascita – aggiunge la consigliera PD – non fa da preludio alla chiusura di altri servizi sanitari importanti per i cittadini. Nella risoluzione approvata oggi impegniamo la giunta regionale a mantenere la ginecologia chirurgica ed ambulatoriale, i servizi necessari al percorso pre-natale e post-nascita e l’attività ospedaliera pediatrica. La risoluzione oggi è stata approvata con i voti della maggioranza e con alcuni voti di Forza Italia e UDC: segno che anche parte dell’opposizione ha capito i motivi che hanno portato allo spostamento del punto nascita e ha apprezzato gli impegni presi dalla maggioranza”.
La spiegazione Cgil. La possibile chiusura del reparto Maternità dell’ospedale di Porretta, in provincia di Bologna, “era in discussione da due anni e mezzo. Noi avevamo evidenziato criticità, perché era risaputo che rispetto agli standard internazionali si facevano pochissimi parti”. Così Antonella Raspadori, della segreteria Cgil di Bologna, oggi nel corso della conferenza stampa sulle difficili relazioni sindacali che stanno attraversando l’intera sanità bolognese. La discussione sulla Maternità di Porretta era in corso da tempo, dunque, ma la situazione “è precipitata perché in tre giorni si è deciso di chiudere e dove mandare il personale“, continua Raspadori. Mentre procedeva il precedente confronto, però, “c”è stata anche una sanzione nei confronti della Regione Emilia-Romagna”, riferisce la funzionaria Cgil. Un provvedimento preso non solo per il caso di Porretta, precisano i sindacati, ma per tutti i reparti Maternità che non erano stati chiusi nonostante non rispettassero il parametro minimo dei 500 parti all”anno: cinque o sei in tutta la regione.

