Porretta. Il Punto nascita non riaprirà

Carlo Lusenti, assessore sanità Emilia RomagnaBologna, 25 feb. – “La Giunta non valuta la possibilità di riaprire il Punto nascita all’ospedale di Porretta“. Lo ha ribadito l’assessore regionale alla sanità, Carlo Lusenti, rispondendo una interrogazione di Galeazzo Bignami (Fi-Pdl), poco prima che l’Assemblea legislativa approvasse a larga maggioranza una risoluzione che impegna la Giunta a sostenere l’Ausl di Bologna affinché quella chiusura sulla montagna bolognese non pregiudichi, come già garantito, il mantenimento sul territorio degli altri servizi necessari ai due percorsi di pre-natale e post-nascita, con presenza di ginecologi e ostetriche in grado di seguire madri e figli.

Lusenti ha in particolare ricordato che la struttura di Porretta non raggiunge i 500 parti l’anno stabiliti a livello internazionale dall’Oms e ha ribadito che leggi e regolamenti nazionali sono “cogenti anche per il nostro territorio: il mancato adempimento potrebbe comportare la decurtazione del finanziamento alle Regioni per un importo che in Emilia-Romagna ammonterebbe tra i 70 ai 150 milioni di euro”.

E ha sottolineato che la programmazione spetta alla Conferenza territoriale. In Aula, con la maggioranza ha votato anche Giuseppe Villani (Fi) mentre il resto di Forza Italia si è astenuto, insieme a Lega, Udc, l’indipendente Giovanni Favia e la verde Gabriella Meo. Il documento, presentato dal Pd (Paola Marani prima firmataria con Piva, Mumolo, Carini, Paruolo e la capogruppo Anna Pariani), invita la Giunta a mantenere anche la ginecologia chirurgica e ambulatoriale, l’attività ospedaliera pediatrica anche attraverso modelli innovativi di integrazione con i pediatri di base e di comunità. Ribaditi i motivi della chiusura del Punto nascita: il numero dei parti non garantisce adeguati livelli di sicurezza e appropriatezza dell’assistenza e la sperimentazione avviata nel 2009 dopo anni di interruzione dell’attività, ha visto una riduzione della capacità attrattiva sulle donne residenti, che scelgono di partorire altrove.

A favore del documento anche l’assessore Tiberio Rabboni, menntre Villani ha motivato il suo sì con i numeri: “Con 112 parti l’anno non si può garantire sicurezza”. Andrea Defranceschi (M5s) ha chiesto invece alla maggioranza di “spiegare perché ha aperto due ospedali limitrofi”. Respinta poi dall’Assemblea la risoluzione di Bignami e Silvia Noè (Udc), sottoscritta da Manes Bernardini (Lega), che chiedeva di “salvaguardare il Punto nascita” dando “continuità alle scelte” della Regione. Noè ha anche chiesto all’assessore Lusenti, “gli atti o l’atto, se esiste, che di fatto sancito la chiusura della struttura: è opportuno chiarire – ha precisato – se la decisione di chiudere il Punto nascita è riconducibile anche alla deliberazione del distretto cui fa riferimento Porretta, verificando la correttezza formale della procedura”. Per Bignami la popolazione di Porretta “molto probabilmente dovrà attendersi altre chiusure”. Per Bernardini la scelta “riduce questo territorio montano ad un deserto”. Per Favia “è una politica sbagliata: così si abbassa la qualità dei servizi”. Per l’assessore Lusenti, “occorre rimanere nel merito e nelle competenze e non piegarsi alla micro propaganda di giornata. La Società italiana di neonatologia – ha detto – si è espressa, come altri istituti scientifici, in modo chiaro: le strutture sotto i 1.000 parti l’anno vanno chiuse, per questioni di sicurezza al di sotto dei 500 parti e di qualità al di sotto dei 1.000. Non si tratta di tagliare costi. Le scelte fatte hanno tenuto conto delle caratteristiche del territorio montano e della necessità di salvaguardare e potenziare i servizi esistenti”. (ANSA).

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