Bologna, 27 giu. – “C’è ancora bisogno di verità sulla strage di Ustica“. Nel 34 esimo anniversario dell’abbattimento del Dc9 Itavia Daria Bonfietti, presidente dei famigliari delle vittime, e il sindaco Virginio Merola si rivolgono al Governo italiano perché faccia il possibile per arrivare alla piena verità su quanto accadde nei cieli del Tirreno la notte del 27 giugno 1980. L’aereo dell’Itavia, partito in ritardo dall’aeroporto di Bologna era diretto a Palermo: intorno alle 21 sparì dai radar, mentre si trovava sul mare nei pressi dell’isola di Ustica. Il giorno dopo il mare iniziò a restituire pezzi del velivolo, bagagli dei passeggeri e corpi dei passeggeri. Furono 81 le vittime.
Bonfietti e Merola hanno chiesto espressamente al presidente del Consiglio Matteo Renzi di sfruttare l’occasione del semestre italiano di presidenza della Ue per ottenere dagli alleati le risposte che da 34 anni i famigliari e il Paese aspettano. “Renzi metta la ricerca della verità su Ustica al centro della politica estera italiana” chiede Bonfietti durante il suo intervento nella sala del consiglio comunale di Palazzo d’Accursio.
Quest’anno, dopo 34 anni, qualcosa è cambiato. La Francia ha cominciato a collaborare con la magistratura italiana e i famigliari vedono la concreta possibilità di arrivare alla completa verità. “La verità processuale e quella storica ci sono” su quanto accadde quella notte. E’ scritta nella sentenza-ordinanza del giudice Rosario Priore del 1999: il Dc9 Itavia fu abbattuto per errore durante un episodio di guerra area nei cieli italiani tra velivoli Nato e aerei libici. Quello che manca alla ricostruzione complessiva della strage è, come ha detto in aula Bonfietti, “la targa dell’aereo” che ha sparato il missile. Si sa, per le indagini della magistratura italiana, partite “in ritardo” e ostacolate da depistaggi di militari italiani (mai condannati perché i reati sono caduti in prescrizione), che in volo sull’Italia quella notte c’erano aerei Nato di diverse nazionalità, impegnati in una vera battaglia con aerei libici provenienti dalla Jugoslavia.
“Ustica è la storia di una verità – ha detto Bonfietti -, ora lo sappiamo, ben evidente nell’immediatezza dell’evento già dai dati radar di Ciampino, ma che ci è stata sottratta, prima con la grande menzogna di un cedimento strutturale in un cielo completamento sgombro, sostenevano i militari del nostro Paese, del nostro Esercito, poi con una vergognosa catena di falsità, soppressione di prove, depistaggi, false informazioni, occultamenti e distruzioni di documenti”. La presidente dei famigliari ha ripercorso la lunga ricerca della verità intrapresa dall’associazione, le inchieste, le sentenze. Ha ricordato gli inizi, lo “spaesamento dei primi anni Ottanta”, la crescita di consapevolezza e l’aumento di attenzione dei media e della politica che si univano al coro di richiesta di verità. Il lungo percorso che il presidente Giorgio Napolitano, nel suo messaggio per il 34 esimo, ha definito “amorevole tenacia“.
“Non ci sono state le condanne perché era passato troppo tempo” ricorda Bonfietti parlando dei militari italiani individuati dal giudice Priore come autori dei depistaggi e mai processati perché per quei reati è intervenuta la prescrizione. Oltre alla Francia, che ha iniziato a collaborare, i pm di Roma che hanno in mano l’inchiesta hanno inviato rogatorie a Belgio e Stati Uniti. I primi hanno ammesso di avere avuto aerei nella base di Solenzara ma hanno aggiunto di non poter spiegare oltre per motivi inerenti la sicurezza nazionale. Gli States, che quel 27 giugno avevano la portaerei Saratoga in rada al porto di Napoli, hanno sempre detto che “aveva il radar spento”. Un’eventualità giudicata da molti assurda. “Come cittadini italiani siamo stati ingannati” ha detto Bonfietti che ha bollato come inadeguato l’impegno dei diversi esecutivi italiani degli ultimi anni nel pretendere risposte in merito.
Con il cambio di atteggiamento della Francia un po’ di speranza si fa strada tra i famigliari delle vittime. “Ora devono rispondere Stati uniti e Belgio” dice Bonfietti che comunque, dopo 34 anni, sente vicina la completa demolizione del muro di gomma che per tutto questo tempo ha separato famigliari delle vittime e cittadini dalla completa verità sulla strage di Ustica. Dopo tutto, sottolinea Bonfietti, “basta ci sia la volontà politica da parte dei paesi coinvolti di scriverla questa ultima pagina”.


