22 ott. – Ad abbattere il Dc9 Itavia il 27 giugno 1980 sui cieli di Ustica fu un “missile sparato da aereo ignoto” ed è “definitivamente accertato” che vi fu un “depistaggio“da parte di uomini dell’Aeronautica per nascondere la verità. Lo ribadisce la Cassazione nella sentenza depositata oggi e che dà ragione ai famigliari di Aldo Davanzali, il patron della compagnia aerea che fallì sei mesi dopo il disastro in cui morirono 81 persone.
I famigliari di Davanzali si erano visti sbarrare, in sede di Corte d’Appello, la strada alla richiesta di risarcimento danni allo Stato. La Terza sezione civile della Cassazione ha ritenuto necessario invece un nuovo processo civile per valutare le responsabilità dei Ministeri della Difesa e dei Trasporti nel fallimento della compagnia aerea. Tra le cause del disastro, infatti, si era parlato anche di un cedimento strutturale dovuto al fatto che il Dc9 non fosse in buone condizioni. Tesi respinta con forza da Aldo Davanzali, e contro la quale l’uomo lottò fino alla morte, avvenuta nel 2005.
“E’ un atto di grande giustizia e di coscienza da parte dei giudici” dice emozionata Luisa Davanzali, figlia di Aldo.

