Sciopero del pasto Seribo. Ecco il menù della protesta

pic nic

Foto Flickr CC di cristianek

Bologna, 3 mag. – Pasto Seribo, panino da casa o pic nic? Lunedì 5 maggio, al ritorno da un lungo ponte, il menù nelle scuole scolastiche di Bologna interessate dalla protesta dell’Osservatorio mense scolastiche offre una certa varietà. Negli ultimi giorni di preparativi e di parziali revisioni delle istruzioni arrivate alle scuole comunali, i genitori puntano sul 100% di adesione nelle sezioni dell’infanzia (condizione chiesta dai servizi educativi dei Quartieri per ammettere il panino portato da casa); in alternativa ritireranno i bambini al momento del pasto, cercando il più possibile di farli mangiare insieme in qualche giardino vicino a scuola.

La loro protesta è stata definita “diseducativa”, ma i genitori dell’Osservatorio respingono l’accusa al mittente, convinti che sia stato diseducativo negli 11 anni di gestione Seribo delle mense “abituare i bambini a consumare i pasti in piatti di plastica“, tenere molto al di sotto di quanto previsto dalla normativa regionale la quota di biologico, “non fornire il pasto a tutti quei lavoratori (500 educatori delle cooperative) che assistono quotidianamente nelle scuole d’infanzia i bambini disabili”.

Per sostenere la legittimità dello sciopero del pasto – che mira a tariffe meno care, qualità degli alimenti, tetto agli utili di Seribo, nuovi centri pasti – si sono appellati anche all’articolo 32 della Costituzione e hanno chiesto al Comune di Bologna di ritirare le circolari inviate alle scuole dell’infanzia comunali. In queste indicazioni, arrivate a pochissimi giorni dallo sciopero, si ammette il panino portato da casa solo se aderisce il 100% della sezione. Nelle comunicazioni precedenti inviate dai servizi educativi dei Quartieri alle scuole, invece, si definiva lo stop assoluto ai cibi portati da casa.

“Non esiste alcuna determina dirigenziale sul tema”, ci ha risposto Miriam Pompilia Pepe , direttore del settore Istruzione del Comune, che spiega così le ultime istruzioni date alle scuole:

Sono state date indicazioni esclusivamente rispetto alle scuole comunali, dove l’organizzazione del servizio nel suo complesso è nella responsabilità dei Quartieri e ha modalità di svolgimento diverse rispetto alle scuole statali. Nelle scuole statali la distribuzione dei pasti viene svolta da personale di Seribo, mentre nelle scuole comunali viene svolta da personale comunale. Non solo, ma essendo l’ orario di funzionamento della scuola d’infanzia comunale sempre di 10 ore, quindi superiore a quella delle scuole statali, anche le compresenze del personale coinvolto nella distribuzione e nella vigilanza durante il pasto sono inferiori. Queste diverse condizioni organizzative di partenza incidono sulla possibilità per il dirigente di organizzare separatamente una diversa distribuzione di pasti alternativi rispetto a quelli forniti da Seribo. Pertanto, se si ravvisano indicazioni diverse da parte dei dirigenti comunali rispetto a quelle dei dirigenti scolastici è perché si inseriscono in contesti organizzativi diversi.
Per le scuole statali, quindi, non sono state date indicazioni gestionali in quanto sono i Dirigenti scolastici a valutare le condizioni per organizzare un eventuale consumo di alimenti portati da casa.

Il Comune non farà “nessun boicottaggio”, ha detto ieri ai nostri microfoni l’assessore comunale alla Scuola Marilena Pillati, definendo “legittima” l’iniziativa dell’Osservatorio ma aggiungendo di “non comprendere appieno le ragioni” della protesta.

Sostegno alla protesta è arrivato dai sindacati di base Cobas e Usb. Quest’ultimo annuncia che lunedì 5 maggio “educatori, insegnanti e personale ATA iscritti a USB collaboreranno nel momento del pasto”, nell’ambito di una giornata di mobilitazione delle educatrici e degli educatori scolastici organizzati dal sindacato, che alle 17 saranno in presidio a Palazzo D’Accursio per protestare contro l’appalto sui centri estivi “che lascia circa 450 lavoratori a casa, e senza stipendio, per 3 mesi”, denunciano.

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