Bologna, 2 mag. – A pochi giorni dalla protesta indetta dai genitori dell’Osservatorio mense scolastiche di Bologna ognuno conferma le proprie posizioni. Da una parte ci sono i genitori che hanno deciso di non far mangiare il pasto Seribo ai loro figli lunedì 5 maggio, dotandoli di panino portato da casa o ritirandoli durante il pranzo, perché non sono soddisfatti delle risposte avute in Commissione mensa cittadina sugli standard del servizio, che deve essere rimesso a gara dal Comune di Bologna dopo 10 anni di gestione Seribo, più 1 in proroga fino a giugno. Dall’altra c’è l’amministrazione comunale, che per voce dell’assessore alla Scuola Marilena Pillati parla di posizioni condivise nella Commissione e garantisce “l’impegno dell’amministrazione a realizzare quanto è stato condiviso per il prossimo anno scolastico”, cioè “gli elementi di qualità del servizio”, chiarisce.
I genitori dell’Osservatorio e del Comitato 0-6 hanno chiesto al Comune di ritirare le circolari inviate dai servizi educativi territoriali alle scuole dell’infanzia, con cui si ammette il panino da casa solo se aderisce alla protesta il 100% della sezione e sostengono che queste indicazioni sono “una limitazione del diritto di ognuno a scelte alimentari autonome e cioè un diritto costituzionalmente garantito ex art. 32″.
Sullo sfondo del confronto rimane la questione societaria interna a Seribo, di cui si stanno occupando a Palazzo D’Accursio ormai da mesi. L’acquisizione della quota privata di Seribo (il 49%, mentre il 51% è già in mano al Comune di Bologna), indicata dall’assessore come passo da compiere per poter rimettere a gara il servizio mensa, è in stallo, ma su questo Pillati non è intervenuta, ribadendo che ora la questione è “il contratto”.
L'”ibrido” di Seribo non piace a Daniele Ara, presidente del Quartiere Navile e membro della Commissione mensa cittadina. Per lui, dice “a titolo privato”, sarebbe meglio gestire il servizio internamente (“come nei nidi”) o esternalizzarlo, affidandolo a un fornitore privato. Nella seconda parte della trasmissione abbiamo intervistato Massimo Terenziani, dirigente del settore Istruzione del Comune di Modena, per proporre un confronto col servizio di ristorazione scolastica di quella città, gestito in appalto da Cir Food. A Modena il pasto costa 5 euro (o 2,50 euro per ISEE inferiore a 5.200 euro). Il biologico è al 53% medio (contro il 18% di Bologna). “La tariffa a Bologna è mista, con un fisso mensile più il consumo effettivo”, chiarisce Claudio Cristofori dell’Osservatorio cittadino mense di Bologna, ricordando che quella massima applicabile supera i 6 euro.
“E’ tra le più alte in Italia”, conferma Daniela Turci, consigliere comunale del Pd, che con Francesco Errani del Pd e Mirco Pieralisi di Sel ha chiesto un approfondimento sul nuovo sistema di tariffazione in commissione consiliare. Turci, come dirigente scolastico delle scuole Fortuzzi e Carducci, dopo aver saputo dai genitori della protesta ha predisposto spazi distinti per chi il 5 maggio mangerà il panino e chi il pasto Seribo. “E’ una conseguenza normale per me e per i miei colleghi dover organizzare il refettorio”, spiega.

