Flop della Lega in Piazza Maggiore. Poi i carabinieri caricano i contestatori

8 mag. – Alla fine non sono riusciti a riempire Piazza Maggiore nonostante le decine di gazebo e le bandiere che per tutto il pomeriggio hanno sventolato sul crescentone. Sono arrivati in 600-700, e per giunta da tutta la regione, per sostenere il candidato sindaco Manes Bernardini e ascoltare il comizio del duo Bossi – Tremonti. Quasi tutti attivisti, iscritti al partito oppure con cariche politiche. Molti hanno rifiutato di rilasciare interviste o anche solo parlare con i giornalisti di Radio Città del Capo. “Città del Capo? Non possiamo dire nulla, è un ordine”, ha detto un militante. In definitiva una manifestazione dalle grandi aspettative ma che si è risolta in un  flop, se si considera quanto la Lega sta investendo su Bologna e se si confrontano i numeri del carroccio con quelli che Grillo e Vendola sono riusciti a fare giusto il giorno prima.


Un comizio, quello leghista, tutto imperniato su due temi classici: sicurezza e immigrazione. “Prima la nostra gente, prima gli italiani”, ha detto urlando la senatrice Rosi Mauro dal palco prima di cedere il microfono al ministro Giulio Tremonti che ha rincarato la dose: “In città ci sono troppi stranieri. Merola è un cognone del sud, avanti così e arriverà Alì . Anzi Alì Babà così i babbà li dà a Merola”. E poi il discorso di Bossi che ha ricordato davanti ad una folla adorante la sua ultima visita a Bologna. “Anni fa mi hanno tirato le bottiglie, ora siamo qui”, ha detto il ministro mentre si sentivano sempre più forti le urla dei contestatori anti leghisti tenuti a distanza dalle forze dell’ordine. E mentre le casse del palco mandavano a tutto volume il Và pensiero, l’inno padano, sulle gradinate di San Petronio a decine intonavano l’inno di Mameli.

Poi il finale turbolento, con i leghisti che abbandonavano Piazza Maggiore alla spicciolata e venivano quasi a contatto con circa 200 contestatori che, confinati al Nettuno, avevano accompagnato i discorsi di Bossi e Tremonti con cartelli e cori come “odio la lega” o “siamo tutti meridionali”. Per evitare un contatto che sarebbe potuto sconfinare nello scontro fisico è partita una carica dei carabinieri che ha investito i contestatori ma anche i passanti capitati lì in quel momento. Risultato: un ragazzo riempito di calci e manganellate e caricato in ambulanza e alcuni passanti travolti dagli agenti.

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