Sono indagati per bancarotta fraudolenta i quindici dirigenti di Powerlog. Spese folli e operazioni sbagliate sembrano essere le cause del crac del consorzio cooperativo di servizi con sede a Castel Maggiore. Fallito nel luglio 2008 con 49 milioni di euro di debiti, Powerlog riuniva sei cooperative di servizi (Minerva e Realcoop, aderenti a Legacoop,Vega e Onecoop, aderenti a Confcooperative, e le mantovane Ctc e Camf), e nel giro di pochi anni era diventato un gigante del settore della prestazione d’opera. Un capitale sociale di 750mila euro e un volume d’affari di 100 milioni di euro, con migliaia di dipendenti sparsi in oltre 230 cantieri in Regione. PowerLog appaltava alle cooperative socie attività di facchinaggio, movimentazione delle merci, macellazione e lavorazione carni.
A più di un anno dal fallimento, la procura di Bologna ha iscritto nel registro degli indagati i nomi di quindici dirigenti del consorzio, accusati di avere causato il fallimento attraverso un enorme sperpero di denaro. Auto di lusso, indennità di trasferta, acquisti di abbigliamento: sono queste le spese folli che hanno spinto la procura ad ipotizzare il reato di bancarotta fraudolenta. Mentre i soci lavoratori delle cooperative erano stati costretti a decurtarsi lo stipendio, i dirigenti prendevano tra i 10mila e i 15mila euro mensili. Sono 2500 i lavoratori del consorzio e 1500 quelli delle cooperative associate coinvolti nel crac di Powerlog.
