12 dic. – Il boss mafioso Gerlando Alberti junior ha ottenuto gli arresti domiciliari per otto mesi proprio a 24 anni anni dall’omicidio di Graziella Campagna, per il quale era stato condannato all’ergastolo. Lo ha deciso il Tribunale di sorveglianza di Bologna, in base a una cartella clinica dell’uomo, ultrasettantenne, che attesta gravi patologie, come «tumori maligni e benigni». La decisione ha avuto il parere favorevole del procuratore generale. Alberti può lasciare gli arresti domiciliari solo scortato e per motivi di terapia e può vedere solo la moglie e i figli.
Il suo avvocato Antonio Scordo ha reso noto che Alberti si trova ai domiciliari a Falcone, in provincia di Messina, e che il Tribunale di sorveglianza di Bologna ha accolto la richiesta del legale di retrodatare la carcerazione del suo assistito, come previsto dall’ordinamento penitenziario, in modo che Alberti potesse usufruire dei domiciliari.
Alberti era tornato in carcere a mezzanotte del 18 marzo 2008, un’ora dopo la sentenza della Corte d’Assise d’Appello che aveva confermato il carcere a vita per lui e per il suo complice Giovanni Sutera. La ragazza, che aveva 17 anni e faceva la stiratrice, venne rapita e uccisa il 12 dicembre 1985 perché Alberti, allora latitante, sospettava che avesse visto un’agendina con numeri di telefono compromettenti, dimenticata nella tasca di un capo portato nella lavanderia dove lavorava la giovane.
Sulla vicenda il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha disposto una verifica per accertare la regolarità della decisione.
Per Fabio Repici, legale della famiglia che oggi ricorda Graziella a Saponara (Me), «la decisione del tribunale è il modo più scandaloso con cui la magistratura commemora l’anniversario. Gerlando Alberti Junior ottiene i benefici in cambio del silenzio perpetrato fino ad oggi e con il quale ha evitato di inguaiare magistrati, alti ufficiali dell’Arma e mafiosi vari che, prima e dopo l’omicidio di Graziella, gli hanno garantito la protezione».

