
Bologna, 15 nov. – “Innanzitutto va ribadito senza equivoci che la vittima è vittima senza alcun distinguo e che il primo comandamento, umano e cristiano, è quello di stare dalla parte delle vittime, senza riserve”. A dirlo, intervistato dal settimanale Famiglia Cristiana, è l’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi.
L’intervista arriva ad una settimana dalle dichiarazioni shock di Don Lorenzo Guidotti, parroco della parrocchia bolognese di San Domenico di Savio. Il sacerdote aveva attaccato su Facebook una ragazzina di 17 anni che aveva denunciato di essere stata stuprata con la motivazione che “se ti ubriachi e poi vai con un magrebino che ti aspettavi?”. La Curia con uno stringatissimo comunicato aveva preso le distanze delle dichiarazioni di Don Guidotti ma nulla più, e lo stesso Zuppi aveva evitato dichiarazioni sull’argomento. Ora la presa di posizione e un primo ragionamento sulla questione.
“Ci vuole molto rispetto – ha detto Zuppi a Famiglia Cristiana – dobbiamo assolutamente evitare la tentazione di esprimere giudizi perché le situazioni sono complesse. Questa ragazza è una vittima, lo ribadisco”.
Zuppi ha affrontato anche sulla cosiddetta “cultura dello sballo“, questione sollevata da Don Guidotti. “Non volevo attaccare la ragazzina”, si era giustificato il parroco, “volevo puntare il dito sui nostri giovani e sulla cultura dello sballo che dobbiamo fermare”. “Non possiamo illuderci – ragiona Zuppi – che basti gridare o invocare provvedimenti d’autorità che non esistono, tant’è vero che i risultati sono ogni giorno sotto i nostri occhi. C’ è qualcuno che sa spiegarmi cosa significa in casi come questi il pugno duro? Ma andiamo, non esistono ricette autoritarie”. Don Guidotti sempre su Facebook aveva invocato celere e blindati per “ripulire” Piazza Verdi, cuore della movida universitaria.
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