Spostare il fuoco sull’uomo che commette violenza nelle relazioni di intimità, contro le compagne o ex compagne. Agire su di lui per fermarlo. E’ l’obiettivo di un progetto europeo (MUVI) che si domanda se è possibile portare nell’Europa del sud – e quindi anche in Italia – i modelli di centri per uomini violenti che esistono nel nord Europa. In particolare in Norvegia, dove ATV – Alternativa alla Violenza – lavora da vent’anni.
Le città scelte per la ricerca sono tre: Atene, Barcellona, Bologna. La ricerca effettuata a Bologna, dalla Casa delle donne per non subire violenza, ha portato ad una conclusione. Chi lavora in questo campo accoglie con grande interesse la possibilità di un centro che si occupi degli uomini, sarebbe importante come segnale e stimolerebbe la riflessione sul tema della responsabilità maschile delle violenze domestiche.
In Norvegia sono attivi otto centri ATV. Per Isdal e Marius Raaki sono venuti più volte a Bologna partecipando a seminari di formazione. Per Isdal ai microfoni di Psicoradio
A Bologna la ricerca coordinata da Giuditta Creazzo tra coloro che si occupano di violenza contro le donne (poliziotti, magistrati, medici del pronto soccorso, psicologi, operatori dei servizi sociali…) ha messo in luce come l’uomo che usa violenza rimanga spesso nell’ombra. Nei focus e nelle interviste qualitative la chiave interpretativa di genere è usata nel caso di violenze sessuali o se l’uomo è straniero. Negli altri casi si mette l’accento sull’uso di alcool, droga o sulla presenza di malattie. Si raccontano donne passive o perdenti, non interpretando i loro comportamenti in relazione alle violenze subite. Queste sono ovviamente linee di tendenza.
Nascerà a Bologna un centro per uomini che usano violenza nei confronti di compagne o ex compagne? Per ora no, siamo solo al piano di fattibilità.

