Violenza: la questura ricostruisce la mancata espulsione dell’aggressore

15 feb. – La questura di Bologna, nel tentativo di placare le polemiche sulla mancata espulsione dell’aggressore di via Mattei, ha ricostruito la vicenda giudiziaria dell’uomo. Le procedure per l’identificazione del presunto tunisino di 33 anni che venerdì sera ha violentato una bolognese di 15 anni, non sono andate a buon fine per cui, una volta scaduti i 60 giorni previsti dalla legge e uscito dal carcere di Lanciano (Chieti) dove si trovava per un’accusa di spaccio, l’espatrio non era di fatto possibile.

Dopo l’arresto in flagranza, l’uomo, che era senza documenti, ha detto agli agenti di chiamarsi Jamel Moamid e di essere nato in Tunisia nel 1976. Il maghrebino, come risulta dalle impronte digitali, è la stessa persona arrestata a Bologna il 7 agosto per spaccio di eroina e trasferita (in regime di custodia cautelare, non perché condannato) nel carcere abruzzese per carenza di posti in quello bolognese. Allora, però diede alle forze dell’ordine un cognome leggermente diverso e disse di avere dieci anni di meno. Per accertarne l’identità in vista dell’espulsione, ad agosto partì l’iter per l’identificazione interpellando le autorità tunisine. Dopo 60 giorni, nessun risultato concreto. Perciò, una volta tornato libero – il 15 gennaio, dopo cinque mesi in cella e la revoca della custodia cautelare decisa dal Tribunale delle libertà di Bologna su richiesta del suo difensore – l’espulsione di fatto non era possibile. Domani alle 9.30 è prevista la convalida dell’arresto davanti al gip.

Per arginare le speculazioni politiche sul tema della sicurezza la responsabile donne Pd Rossella Lama ricorda al centrodestra che: “quando governò la città con Guazzaloca, tra i primi atti della giunta ci fu quello di mettere in dubbio i finanziamenti alla Casa per le Donne. Solo dopo una lunga battaglia delle forze democratiche” – prosegue Lama – “la giunta fece scelte diverse. In questo mandato l’insieme degli enti locali bolognesi ha invece finanziato le azioni della Casa delle donne e sono state messe in atto ulteriori azioni di sostegno alle vittime.” Lama conclude invitando tutti a non fare campagna elettorale su questi temi.

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