VIDEO – Primo Maggio. I No Coop contestano la Cgil in Piazza Maggiore

no coop1Bologna, 1 mag. – Come annunciato è stato un Primo Maggio teso quello di piazza Maggiore. Lì, da molti anni i sindacati confederali di Bologna tengono la manifestazione per la festa dei lavoratori, ritornata unitaria dopo la frattura di alcuni anni fa. Un dibattito sotto un tendone montato sotto palazzo de’ Banchi, il mercatino di artigianato e dell’associazionismo sul Crescentone di piazza Maggiore e in piazza del Nettuno, e il concerto da pomeriggio a sera.

Tutto è filato tranquillo fin verso le 10.40 quando il corteo dei collettivi Cua e Hobo insieme alla Cub e ad alcuni lavoratori di Coopservice, partito intorno alle 10 da piazza Verdi, è arrivato in piazza Re Enzo. Avevano promesso che avrebbero contestato la Cgil e gli altri confederali perché accusati di essere complici del “sistema di sfruttamento delle cooperative”. In tutto circa una sessantina, avevano in mano le bandiere No Coop: bianche come quelle No Tav ma con il logo di Legacoop (due C intrecciate) al posto del treno. Prima un fumogeno poi cori, insulti e slogan davanti al reparto mobile della polizia che si era schierato, indossando il casco, impedendo l’accesso a piazza Maggiore.

Qualche minuto di stallo poi, mentre sfilava su via Rizzoli il corteo dell’Unione Sindacale di Base e dell’Associazione degli Inquilini e degli Assegnatari, alla spicciolata, qualcuno passando da piazza del Nettuno, i No Coop sono riusciti a conquistare il centro di piazza Maggiore. Immediatamente è intervenuto il servizio d’ordine della Cgil e sono partiti spintoni, qualche schiaffo, qualche colpo con le aste delle bandiere e un fumogeno ormai spento è stato lanciato contro il cordone del sindacato. Tanta tensione, urla, insulti tra due mondi che sembrano destinati a non parlarsi mai.

“La mafia di Bologna siete voi” urlavano i No Coop; “cinno (bambino in bolognese, ndr) non ti azzardare, noi siamo lavoratori” rispondevano quelli con la fascia rossa al braccio. I primi, in larghissima parte venti-trentenni attivisti dei collettivi Cua e Hobo, ce l’avevano principalmente con la Cgil, sindacato accusato di aver firmato contratti peggiorativi per le condizioni dei lavoratori e di aver smesso di lottare per i diritti dei lavoratori. I secondi, molti dei quali iscritti Fiom, in larghissima parte quaranta-cinquantenni, volevano impedire che il blitz interrompesse il dibattito in corso sotto il tendone.

Il fronteggiamento, sotto l’occhio di Polizia e Carabinieri, presenti in forze nella piazza ma che non sono mai intervenuti direttamente, è durato oltre mezz’ora e si è concluso solo quando il dibattito sull’Europa e l’austerity è finito e la piazza ha iniziato a svuotarsi. A quel punto, i fronti si sono sfilacciati e dal muro contro muro si è passati ai capannelli, in cui la discussione è proseguita faccia a faccia.

“Un po’ di contestazione non hai mai fatto male a nessuno” ha detto alla fine il segretario metropolitano della Cisl, Alessandro Alberani, forse sollevato dal fatto che bersaglio preferito dei contestatori fosse la Cgil e non la sua organizzazione.

Un dato però dovrebbe far riflettere tutti, contestatori e contestati: in piazza Maggiore c’era poca gente. A seguire il dibattito dei confederali erano in poco più di duecento, in larghissima parte quadri o delegati sindacali o ceto politico. Quasi tutti con i capelli bianchi. Il fronteggiamento ha riguardato poco più di un centinaio di persone tra autonomi, servizio d’ordine e poliziotti. Anche aggiungendo i curiosi, le persone impegnate nei banchetti e i passanti, si arriva a mala pena al migliaio. Soprattutto, togliendo gli attivisti, i lavoratori in piazza erano pochissimi. Ce n’erano molti di più a spasso nella T pedonalizzata o al lavoro nei negozi aperti o in coda al ristorante Mc Donalds di piazza VIII Agosto.

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