Bologna, 30 set. – Fango ovunque. Materassi, valigie e vestiti in mezzo all’acqua. Qua e là, nelle pozze più profonde, galleggiano pentole e altri utensili. E’ quello che si vede in un video girato due settimane fa quando un campo rom, una manciata di baracche sulle rive del fiume Reno, è stato sommerso dall’acqua. Il filmato, girato con un vecchio smartphone, è sgranato e a bassa risoluzione, ma tanto basta per mostrare le condizioni di vita degli alluvionati, trenta persone in tutto compresi 5 bambini. Tutti con cittadinanza rumena.
Quel filmato i 30 lo vorrebbero mostrare a Isabella Seragnoli, proprietaria attraverso la sua società Gd del palazzo in via Segantini occupato sabato 20 settembre. “Stavamo sotto un ponte del Reno e siamo stati inondati – spiega Nicolina Lina, 34 anni e un figlio di 16 – Per questo ci siamo spostati e abbiamo occupato l’edificio”. Ed è proprio a Seragnoli che si appellano gli occupanti. “Ha fatto tante opere di bene, ci incontri anche solo per 5 minuti. Non potevamo continuare a vivere lungo il fiume, ogni volta che pioveva l’acqua si alzava e sommergeva tutto”.
A tentare di rappresentare gli occupanti di fronte alle istituzioni è Badea Doru, presidente dell’Associazione per il Mondo. “Queste persone abitavano sotto il Pontelungo a Bologna e venerdì 19 l’acqua ha iniziato a salire sempre di più. Per questo se ne sono andati e la sera di sabato 20 hanno occupato. Vogliamo solo collaborare e trovare una soluzione per loro. Seragnoli ci incontri, sappiamo che ha fatto tante opere di beneficienza. Non credo che deciderà per lo sgombero”.
Un primo tentativo di sgombero però c’è già stato venerdì 26, quando due pattuglie dei Carabinieri, racconta il Resto del Carlino, “sono giunte sul posto e hanno divelto la porta con l’intenzione di convincere gli occupanti ad andarsene”. Ma l’operazione è fallita perché un uomo e un ragazzo, il 16 enne figlio di Nicolina, sono saliti sul tetto della casa rifiutandosi di abbandore l’immobile. Alla fine i carabinieri hanno desistito.

