Via Zamboni. “Dove c’è il Cua c’è il far west”. Il collettivo replica: “Incontriamoci”

via zamboni 36 cuaBologna, 16 feb. – Sono giorni difficili per il Collettivo universitario autonomo, già da tempo ai ferri corti con l’Ateneo. Dopo lo sfogo di Costantino Marmo arriva il racconto di Mirella Mazzucchi, responsabile della biblioteca di Lettere in via Zamboni 36. Se il presidente della scuola di Lettere ha promesso denunce sistematiche contro le future occupazioni del Cua, Mazzucchi parla di “far west” e di “atti di violenza verbale” contro il personale dell’Alma Mater.

Due visioni opposte quelle del Collettivo e dell’Ateneo. Il Cua parla di “riappropriazione del basso” di spazi culturali e politici, e quando c’è da organizzare eventi serali non disdegna l’occupazione degli spazi dell’università. “Se apriamo uno spazio poi lo difendiamo”, hanno ribadito in una conferenza stampa gli attivisti, chiedendo luoghi serali dove auto organizzarsi “dal lunedì al venerdì, tutte le sere”.  L’Ateneo invece è diventato nel tempo sempre più insofferente verso un gruppo di ragazzi che, per usare le parole di Mazzucchi, “prendono senza chiedere” e “si comportano da padroni“. Una posizione condivisa nella sostanza anche dai vertici della biblioteca di Lettere al 36 di via Zamboni. Mazzucchi racconta di “aggressioni verbali” contro il personale dell’università citando casi specifici e raccontando di un lavoratore che “è stato accerchiato ed è fuggito via”. Ma sulla questione il collettivo accusa il lavoratore di aver espresso, attraverso l’abbigliamento, idee fasciste sul posto di lavoro. Mazzucchi ricorda comunque come l’Alma Mater preveda già con il programma Università Fuori Orario la possibilità di organizzare iniziative serali. “La situazione al 36 è gravissima”, dice.

Se per quanto riguarda via Zamboni 38 la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la vetrata frantumata, danneggiata secondo i vertici dell’Università durante un’aperitivo autogestito dal collettivo – ma sulla questione il Cua ricorda come esista un verbale in cui si attesterebbe l’assenza di danni durante la serata incriminata – per quanto riguarda il 36 il nodo del contendere è il soppalco della biblioteca, dichiarato inagibile ma per il momento ancora occupato.

Non è vero che con noi non si può trattare – replica Morgan del collettivo – Nel dipartimento di italianistica e filologia abbiamo trovato un professore come Anselmi che ci ha ascoltato, con lui abbiamo un buon rapporto”. Sull’episodio del lavoratore accerchiato l’attivista non nega l’accaduto, ma specifica: “E’ stato un episodio spontaneo e noi tra l’altro eravamo al 36 per caso. C’era una persona di estrema destra che in università indossava magliette esplicite. L’università vuole per caso fra i suoi lavoratori persone che manifestano idee politiche fasciste? Penso di no”. Come già fatto giorni fa Morgan lancia un nuovo appello a Rettore e Presidente di Lettere: “Incontriamoci“.

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