26 ott. – “Il Comune e la Procura devono ritirare la denuncia a carico di Alicé e di tutti quelli ‘beccati’ a scrivere sui muri“. Lo chiedono le persone, soprattutto ragazze e ragazzi, che hanno partecipato alla manifestazione organizzata oggi pomeriggio sotto le due torri da Cheap Festival, Làbas, Bologna Street Art,
Tpo e Street and Urban Art.
Nel primo pomeriggio sui pannelli dei lavori in corso in piazza di porta Ravegnana è stato composto un grande disegno che rappresenta uno skyline di Bologna, per metà grigio e per metà colorato. “Chi ha paura di un muro dipinto?”, chiede una scritta.
“Noi non facciamo distinzioni tra i tag, le scritte politiche, i murales, i manifesti, i graffiti, ma diciamo ‘no’ alla criminalizzazione, alla sospensione della condizionale, agli arresti, alle perquisizioni nelle abitazioni private alle 6 del mattino per cercare non un camorrista ma delle bombolette”, dice Sara Manfredi di Cheap Festival.
Le distinzioni le fa, invece, Cathy La Torre, capogruppo di Sel in Consiglio comunale, che con gli occhi sul “murale” composto fra la Garisenda e l’Asinelli – definito “un atto di riqualificazione urbana” – si è unita ai manifestanti nella richiesta che il Comune e la Procura “ritirino la denuncia a carico della street artist Alice'”, ma ha proposto che in città “si apra un dibattito su cosa è arte e cosa è imbrattamento“.
Alcuni manifestanti sostengono che scrivere sui muri va fatto con la testa, per esempio non su edifici storici; ma respingono la generalizzazione di ogni espressione come vandalismo.

