Volevo contare fino a dieci prima di osare una reazione alle parole di mons. Vecchi pronunciate ieri nell’omelia in memoria del sequestro di Aldo Moro (o del compromesso storico?), ma sono riuscito ad arrivare solo fino a quattro. Di motivi per vergognarsi nella vita di un partito, di una persona o della Chiesa ce ne sono ben più di uno. Il vecchio PCI ne ha diversi che non cancellano però la sua importante storia di libertà, di martiri e di lotta per la crescita democratica e lo sviluppo sociale e culturale della nostra città. Personalmente faccio ancora fatica a rimuovere dalla memoria una Bologna invasa dai blindati nel marzo 1977, mezzi corazzati chiamati con il consenso di un PCI bottegaio di giorno e stalinista di notte.
Ma faccio anche fatica a rimuovere dalla memoria quei democristiani che non solo non mossero un dito per salvare la vita di Aldo Moro, ma che ne determinarono politicamente e moralmente la condanna a morte tramite quella umanità impazzita che un grande Papa chiamò, implorando il senno della ragione e le viscere della pietà, “uomini delle brigate rosse“.
Di più: quando si chiede a qualcuno di vergognarsi bisognerebbe avere il semplice pudore di essere esenti da altre vergogne, le proprie, ad esempio; quelle cioè che investono le istituzioni che si rappresentano o i greggi che si pascolano. Bisognerebbe vergognarsi dello scandalo che si provoca nei “piccoli” e prendere atto cosa dice, a tal proposito, il vangelo; bisognerebbe vergognarsi dei carnefici che straziano per sempre la castità del corpo, del cuore e della mente di creature innocenti in nome di un Dio sempre più tradito, sempre più evitato, sempre più abusato, ma che continua a vivere negli occhi dell’anima di bambini violati da tonache nerissime e da ipocrisie quaresimali.
Viene da pensare che se Dio è stato cacciato dalla città, se n’è andato anche da tutti i palazzi che stanno dentro la città, tutti, proprio tutti; e sicuramente è un bel pezzo che non parla più da certi pulpiti, fuori e dentro le chiese.
Speriamo, continuiamo a sperare nell’Uomo che verrà …l’unico di cui non ci vergogniamo di appartenere e di servire.
fra Benito M. Fusco

