Bologna, 9 lug. – “Ho sentito vagamente qualche parola, tipo ‘Tornatene in Siria!‘, e inizialmente pensavo di aver sentito male”. E invece Paolo (nome di fantasia) aveva sentito molto bene: appena salito sul palco del Pride per intervenire come portavoce dell’associazione lgbt ‘Il Grande Colibrì’, è stato contestato da un gruppo di persone tra il pubblico al grido di “Prima gli italiani!”. Paolo è in Italia da 17 anni, è omosessuale ed è socio dell’associazione, perciò aveva scelto di aprire il suo discorso proprio partendo dalla guerra che da anni colpisce il suo Paese. “Poi ho realizzato che era vero, dal pubblico parlavano davvero a me – continua a raccontare – anche se si trattava di poche persone. In particolare c’era una signora vestita di nero che continuava a dire ‘Gli italiani prima, noi abbiamo i problemi, non solo voi’ ed era in prima fila, quindi immagino fosse una partecipante al Pride”. Per la prima volta su un palco, davanti a un pubblico di migliaia di persone, ha cercato di non ascoltare e non rispondere “perché non è possibile che per sei persone si debba interrompere la bellezza di un momento in cui viene data voce ai migranti lgbt”.
Immediata la risposta del comitato Pride, che ha invitato calorosamente i contestatori ad allontanarsi dalla piazza, poiché un gesto simile non rappresenta i messaggi portati avanti nella giornata dell’orgoglio lgbt.


