22 giu. – Circa un’ora e tre quarti, tanto è rimasto negli uffici del pm di Forlì Alessandro Mancini il presidente della regione Vasco Errani convocato come persona informata sui fatti nell’ambito dell‘inchiesta sull’area vasta (l’unione delle aziende sanitaria di Forlì, Cesena, Ravenna e Rimini). L’indagine è cresciuta all’ombra di quella sul maxi buco di bilancio dell’Azienda sanitaria forlivese che negli anni della gestione del penultimo direttore generale Claudio Mazzoni aveva accumulato un disavanzo di 59 milioni di euro. E’ stata la stessa regione a segnalare questo buco ma il magistrato dopo aver iscritto nel registro degli indagati Mazzoni e il suo direttore amministrativo si è trovato di fronte l’opacità della realtà dell’Area Vasta e i difficili equilibri tra aziende sanitarie in cui sembra che a farla da padrone sia Ravenna.
In questo secondo filone quindi il pm ha indagato quattro persone tra le quali il direttore dell’asl ravennate Tiziano Carradori, per lui e altri due il pm ha chiesto al giudice l’interdizione dai pubblici uffici. Gli inquirenti sono convinti di aver trovato le prove di un appalto pilotato da 13 milioni di euro vinto da un’azienda perugina per garantire il trasporto delle provette da tutte le strutture sanitarie dell’area vasta al laboratorio unificato di Pievesestina a cesena, prove che si trovavano in uno dei pc degli indagati in una mail che attesterebbe le pressioni su una funzionaria dell’Asl di forlì per far vincere l’imprenditore umbro.
Errani questa mattina avrebbe risposto a tutte le domande del pm Mancini intenzionato a ricostruire come funzioni il meccanismo dell’area vasta.

