Qualche giorno fa il quotidiano la Repubblica ha pubblicato alcuni documenti declassificati del Ministero degli Esteri e del Sismi sulla strage di Ustica. Carte che non aggiungono novità sostanziali al quadro che venne delineato dal giudice Rosario Priore nella sua sentenza ordinanza del 1999. Il DC9 abbattuto da un missile lanciato da un aereo che quella notte partecipò ad un’azione di guerra in tempo di pace. L’inchiesta aperta in Procura a Roma, che parte da questo stesso scenario, procede proprio per individuare le nazionalità di quegli aerei militari, circa 20, che la sera del 27 giugno 1980 si trovavano nei pressi dell’aereo dell’Itavia.
Il quadro che emerge da questi documenti pubblicati dal quotidiano è quello di un paese, l’Italia, più indaffarato a coprire che a fare chiarezza. E questo emerge dal lavorio intenso tra le diplomazie per chiudere l’incidente del mig libico trovato sui monti della Sila nel luglio 1980 e che secondo Priore era uno degli aerei coinvolti nell’incidente di quella notte. Inoltre ci sono anche le carte della reticenza statunitense sui mezzi presenti nell’area della strage.
Il ragionamento, più approfondito, semmai si può fare sull’iniziativa del governo di declassificare tutti i documenti delle stragi italiane. Cora Ranci, dottoranda di ricerca proprio sulla strage di Ustica e studiosa degli archivi, pone alcune questioni e un ragionamento che troviamo anche in suo articolo sul magazine qcodemag.it
Qui l’intervista
Intanto, intervendendo proprio oggi al premio Ilaria Alpi in corso a Riccione, il sottosegretario Marco Minniti ha parlato dei documenti declassificati. “I documenti stanno cominciando ad essere versati all’archivio di Stato e noi pensiamo di completare tutta l’operazione entro giugno dell’anno prossimo: l’archivio è lungo settanta metri e sono centinaia e centinaia di migliaia di pagine”. “I settanta metri lineari – ha aggiunto – sono materiale di produzione dell’intelligence, degli archivi dell’intelligence”. Parlando della desecretazione degli atti su diversi punti della storia italiana, Minniti ha argomentato che “il punto di novità che si è introdotto fisicamente è che quelle carte sono nella disponibilità dell’opinione pubblica. Questo – ha concluso – è importante in una democrazia come quella italiana che ha avuto momenti storici molto complicati”.

