12 gen. – Il volantino informativo del Museo per la memoria della strage di Ustica, ritirato dal commissario Cancellieri, non era diffamatorio. Lo ha deciso la procura di Bologna che ha chiesto l’archiviazione del fascicolo, aperto a seguito della querela per diffamazione a mezzo stampa del generale Lamberto Bertolucci, che era capo di Stato maggiore dell’Aeronautica quando il 27 giugno 1980 l’aereo DC9 Itavia precipitò nel mare vicino ad Ustica.
Nel dépliant, realizzato dal Mambo e a cura dell’Istituto storico Parri, si accreditava la tesi del missile, contro quella della bomba, definita dal volantino come depistaggio. Il primo a puntare il dito contro il pieghevole era stato l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, da sempre sostenitore della teoria della bomba.
Nella richiesta di archiviazione del pm Giampiero Nascimbeni, depositata nei giorni scorsi, vengono citati passi della sentenza del Tribunale civile di Palermo del settembre scorso, con cui il giudice Paola Proto Pisani ha condannato i ministeri dei Trasporti e della Difesa a risarcire 100 milioni di euro a 81 parenti delle 81 vittime per i depistaggi. Il primo per non aver vigilato sulla sicurezza del volo, il secondo proprio per la mancata collaborazione durante la ricerca della verità. Secondo la sentenza di Palermo a fare strage fu un missile oppure “una quasi collisione” tra aerei militari, non una bomba.
Con l’elezione del sindaco Virginio Marola, il dépliant era tornato al suo posto, anche se con una piccola modifica: nella nuova versione non si parla più di “vertici dell’Aeronautica Militare” come degli attuatori dei depistaggi ma di “alcuni settori dello Stato”. Luca Alessandrini dell’Istituto Parri conferma che questa ultima versione rimarrà al museo. L’accusa di diffamazione secondo Alessandrini è la “patetica storia di un anziano generale indotto dalla politica a produrre una querela improponibile e il pm non poteva fare altro che chiedere l’archiviazione”.

