Ustica. Giovanardi rianima il partito della bomba


22 nov. – Non c’è stata nessuna guerra nei cieli quella notte del 27 giugno 1980 perché il Dc9 Itavia si inabissò a causa di una bomba che esplose nella toilette dell’aereo. A trent’anni di distanza il sottosegretario Carlo Giovanardi nella sede della Prefettura dà la verità sulla strage di Ustica e lo fa parlando da esponente del Governo. Al suo fianco Aurelio Misiti, il presidente del collegio dei periti che il giudice Rosario Priore incaricò di analizzare il relitto che venne recuperato nei primi anni ’90. Il collegio guidato da Misiti giunse a conclusioni che lo stesso Priore bocciò ma secondo lo stesso Misiti “in uno stato normale la perizia tecnica doveva essere la fine dell’Indagine”.

Come spiegare allora che l’inchiesta riaperta, quella dei pm Erminio Amelio e Maria Monteleone, muove proprio dall’ordinanza del giudice Priore e parte dall’idea che quella sera altri velivoli si trovavano vicino al Dc9? Per questo il ministro Angelino Alfano ha firmato delle nuove rogatorie lo scorso agosto. “Un ministro deve firmare le rogatorie se i giudici gliele presentano – ha detto – ma la Francia ci ha già risposto 16 volte”.

In sala erano presenti i fratelli Elisabetta e Riccardo Lachina che sul Dc9 persero i genitori. Sono venuti da Montegrotto Terme (Pd) appositamente dopo aver saputo dell’incontro. Hanno seguito tutto l’incontro partecipando anche alla trasferta al Museo della Memoria dove Misiti ha proposto i suoi ragionamenti davanti al relitto del Dc9. “Come possiamo credere alla bomba se quell’aereo partì con due ora di ritardo?”  ha chiesto Elisabetta senza avere una risposta convincente da Misiti. E poi, andando via, “si fa presto ad infangare il lavoro di un bravo magistrato…” riferendosi a Priore.

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