Bologna, 5 nov – E’ “inammissible“. Questa la posizione della procura della Repubblica di fronte della richiesta di riduzione della pena di Fabio Savi, della banda della Uno Bianca.
La richiesta, di passare dall’ergastolo ai 30 anni, si è discussa stamattina davanti ai giudici della Corte d’Assise di Bologna, che si sono riservati la decisione. Savi , unico dei tre fratelli della banda non poliziotto, si rifà alla sentenza ‘Scoppola’ della Corte Europea dei diritti dell’uomo, chiedendo gli venga riconosciuto il diritto di usufruire, a posteriori, del rito abbreviato. Se venisse accolta la sua richiesta, potrebbe uscire dal carcere. In aula c’era il procuratore aggiunto Valter Giovannini, lo stesso Pm che coordinò le indagini e condusse l’accusa contro il gruppo criminale che tra il 1987 e il 1994 fu responsabile di 24 omicidi e 100 feriti tra Bologna, la Romagna e le Marche.
Giovannini ha chiesto che l’istanza venga dichiarata inammissibile perché mancano le condizioni per l’applicazione della sentenza: non ci fu istanza per abbreviato e il processo non fu pendente nel periodo di tempo utile. Il Pm ha sostenuto che con un’applicazione automatica per questo tipo di istanze sarebbe abrogato l’ergastolo. Per la difesa è intervenuta l’avvocato Alda Maria Barbanera. “Il vento è cambiato”, ha detto Barbanera riferendosi al fatto che ora le fonti giurisprudenziali sono molteplici. “Ho portato diverse sentenze in cui appunto viene applicata la retroattività della norma penale se favorevole al reo”
Savi, sentito nei giorni scorsi in videoconferenza dai giudici di Sorveglianza di Spoleto, dove è detenuto, avrebbe ribadito di aver diritto ad un’espiazione dignitosa della pena.

