Bologna, 10 feb. – Pasticcio burocratico, censura alla libertà di espressione o semplicemente applicazione del regolamento? Il divieto che ha colpito l’iniziativa sulle foibe, programmata questo pomeriggio nelle aule della scuola di economia dell’Università di Bologna, fatica per il momento ad essere incasellato. Anche perché le versioni differiscono.
L’università in un primo momento parla di semplice applicazione del regolamento della scuola di economia, che non permette iniziative di stampo politico o comunque organizzate da associazioni non riconosciute dall’Alma Mater. Poi invece il preside della Scuola di Economia, Renzo Orsi, spiega che l’aula è stata negata perché l’iniziativa del collettivo aveva lo “scopo di presentare le foibe come un falso storico e frutto della propaganda”. Orsi aggiunge anche che “ho negato in altre occasioni l’uso delle nostre aule per attività molto schierate e di parte“.
Nei giorni scorsi, ripercorre le tappe Orsi, “il collettivo ha chiesto la disponibilità dell’aula per celebrare il Giorno del Ricordo, senza indicare alcun programma, nomi di relatori e intervenuti. Solo ieri, dietro segnalazione di colleghi, ho appreso dell’annuncio messo in rete dove si indicava che nell’aula 3 di Economia avrebbe avuto luogo un incontro sul revisionismo di stato e il bombardamento mediatico riguardante le foibe, con la scopo di presentare le foibe come un falso storico e frutto della propaganda”. Quindi la decisione di ritirare l’autorizzazione.
Gli attivisti del collettivo comunista “Noi Restiamo” parlano di censura: “Quello che è successo ha un solo nome, e si chiama regime – attacca Francesco – Lo scorso 10 gennaio nell’Aula Magna di Santa Lucia l’ateneo difendeva la libertà di espressione dell’occidente, e un mese dopo lo stesso identico ateneo ci vieta un’iniziativa storica di informazione”. Francesco ricorda anche come l’università abbia già concesso in passato spazi alle iniziative del suo collettivo. “Perché questa volta hanno deciso diversamente?”.
Gli attivisti raccontano di una regolare prenotazione dell’aula 3 di Piazza Scaravilli da parte di uno studente universitario appartenente al gruppo. “Poi – continua Francesco – evidentemente qualcuno ha voluto controllare i contenuti dell’evento, la cosa non è piaciuta e questa mattina hanno deciso di vietarci l’incontro”. La reazione del collettivo è stata quella di occupare l’aula, “e così l’iniziativa la faremo lo stesso a dispetto di chi vuole mettere a tacere la nostra voce”. Tre gli invitati: la giornalista e ricercatrice storica Claudia Cernigoi, Angelo D’Orsi, professore all’università di Torino, e Federico Tenca Montini, autore di un volume sul racconto mediatico delle foibe a partire dagli anni ’90.
Gli attivisti di Noi Restiamo ci tengono a non essere identificati come negazionisti. “Non neghiamo certo quello che è successo, semplicemente vogliamo leggere il fenomeno nel suo contesto”, spiega Francesco. Su facebook il collettivo specificata meglio la propria posizione storiografica (e ovviamente anche politica) sulle foibe: “Oggi 10 febbraio, giorno che da qualche anno le istituzioni hanno deciso di dedicare al revisionismo storico sui fatti intorno all’espansione imperialista che l’allora Regno d’Italia compiva sul suo confine Nord-Orientale ai danni della popolazione slava, il professore Renzo Orsi, preside della Scuola di Economia, Management e Statistica dell’Università di Bologna ha pensato bene di iniziare la giornata affermando di voler negare la concessione di un’aula della Scuola da lui presieduta, nella quale è regolarmente prevista un’iniziativa di approfondimento storico, di informazione e dibattito proprio su queste tematiche”.
Dalle prime ricostruzioni il ‘no’ all’iniziativa sarebbe stato deciso dall’ateneo questa mattina una volta scoperto il “taglio politico” dell’incontro, non “super partes” come supposto inizialmente ma una conferenza con autori schierati politicamente in maniera esplicita come D’Orsi o da molti considerati comunque di parte, ed è il caso di Cernigoi. A quel punto ad intervenire per vietare l’evento sarebbe stato direttamente Renzo Orsi, presidente Scuola di economia, management e statistica. Lo studente che ha prenotato l’aula giorni fa per conto di Noi Restiamo, spiega inoltre l’Alma Mater, non avrebbe dichiarato la propria appartenenza al collettivo, e nelle motivazioni per prenotare l’aula avrebbe scritto semplicemente “Giorno del ricordo“.
Ma il collettivo “Noi Restiamo”, stigmatizza Orsi, “invece di aprirsi a un confronto, ospitando anche altri punti di vista, per proporre un dibattito equilibrato e democratico sulla vicenda, ha preferito occupare l’aula e dare corso a questa loro iniziativa”.


