
Bologna, 29 gen. – In quindici anni solo otto coppie si sono iscritte al registro delle unioni civili. Una cifra ridicola per un’istituzione fortemente simbolica, nata alla fine del mandato del sindaco Vitali e tutt’ora al centro di battaglie e divisioni per la sua estensione a livello regionale.
Delle otto coppie, quattro sono tra persone dello stesso sesso. Nel dettaglio, nel 2012 figurano iscritte due coppie dello stesso sesso (una di uomini e una di donne), nel 2013 tre coppie di sessi diversi e due dello stesso sesso (uomini) e nel 2014 per ora c’è un solo attestato di vincolo affettivo tra persone di sessi diversi. A puntare il dito contro il registro e a chiederne la chiusura è la consigliera ciellina a Valentina Castaldini (Ncd).
Ma “un diritto non è tale nella misura in cui una persona ne usufruisce” risponde Vincenzo Branà, il presidente Arcigay Bologna. Il numero di iscrizioni, secondo Branà, è così scarso perché “sono numeri da militanza“, cioè il registro non convince le coppie gay perché è uno strumento “parziale e poco più che simbolico”. Inoltre è uno strumento misto mentre, spiega il presidente de Il Cassero, anche la Corte Costituzionale ha riconosciuto la necessità di un istituto per le coppie omosessuali.
Altre cifre si avrebbero, dice ancora Branà, se ci fosse il matrimonio tra persone dello stesso sesso. “Io credo che per le coppie omosessuali quello strumento non sia ormai una battaglia del presente, le coppie omosessuali crediamo uguaglianze e parità, non uno strumento che aggiri i muri che il diritto mi pone”. Quello che nel 2014 chiedono le coppie gay è, quindi, il matrimonio, senza nessuna differenza con le coppie etero.

