27 mag. – Escono dalla maxi inchiesta sul caso Uni Land Adriano Turrini e Pierluigi Stefanini, i due manager delle coop bolognesi che erano finiti sotto inchiesta per aver fatto parte del cda delle società Uni Land e House building, dove vennero votati aumenti di capitale fittizi.
La vicenda ‘esplose’ nel febbraio 2011, quando la Guardia di finanza arrestò tre persone ed eseguì sequestri per 109 milioni di euro, scoperchiando una truffa verso migliaia di risparmiatori di Ber banca, a cui tra il 2006 e il 2011 sono state ‘rifilate’ azioni dal valore gonfiato con operazioni e acquisizioni finanziarie fittizie, false perizie e altri trucchi di marketing.
Nel caso di Turrini gli inquirenti non sono riusciti a provare la consapevolezza delle falsita’ sottoscritte all’interno del cda di House building. Quella del giudice, pero’, fa sapere il suo legale e’ stata un’archiviazione nel merito, così come per Stefanini.
Dovrà invece affrontare l’udienza preliminare lunedì prossimo, Paolo Bedeschi, fondatore della
coop Reno, per cui dal gip per ora è arrivata un’archiviazione solo parziale.
Nel frattempo il reato di aumento di capitale fittizio si è prescritto e ciò ha portato, a catena, parziali archiviazioni per prescrizione anche per altri indagati. Le persone su cui il giudice dovrà decidere sono 16 (a cui si aggiungono alcune società, tra cui Uniland e Hose building). Le accuse più gravi riguardano Mezzini e i suoi due stretti complici arrestati come lui nel febbraio 2011.
Per questa vicenda è già arrivata anche una prima sentenza di condanna definitiva. E’ quella emessa per Alessandro Rapalli, tuttofare di Mezzini, che era accusato di manipolazione del mercato e ostacolo alla vigilanza della Consob. Era un cliente di Ber banca e aveva messo
a disposizione il proprio conto corrente perché Mezzini e Morsenchio facessero operazioni insider trading a suo nome e compravendita di titoli e azioni. A Rapalli, contestualmente al
patteggiamento, sono stati confiscati beni per 238.000 euro.

