Un’azienda in carcere. E’ Fid, Fare impresa in Dozza

16 nov.- Gd, Ima e Marchesini Group, sono i tre colossi bolognesi del packaging e della meccanica automatizzata. I loro fatturati assieme sfiorano il miliardo e mezzo di euro. Insieme hanno fondato una micro società per produrre e assemblare componenti meccanici destinati alla loro produzione. Tutto dentro il carcere di Bologna. Si chiama ‘Fid, Fare impresa in Dozza’ e impiegherà a pieno regime oltre 20 detenuti, assunti col contratto nazionale dei metalmeccanici. A tempo indeterminato. Quando usciranno dal carcere, se avranno provato le loro competenze, saranno assunti nelle tre aziende.

Fid è una società di capitale privato (equamente partecipata dalle tre imprese) e, come ogni società ‘capitalistica’, mira a far utili, forse già in un anno. Utili che però saranno reimpiegati in Fid o destinati ad attività del carcere. La sede di ‘Fare impresa in Dozza’ è nella ex palestra del carcere.

Le tre aziende sono in società con la Fondazione Aldini Valeriani, istituzione storica vocata all’istruzione professionale. E’ la Fondazione che ha curato la formazione dei detenuti: 12 hanno già fatto il corso, altri 10 l’inizieranno. Oggi lavorano per 6 ore al giorno, in futuro 8. L’unico limite è che il contratto é legato (per convenzione) al carcere di Bologna. Se arriva un trasferimento ad altra sede detentiva, il rapporto di lavoro deve chiudersi. Comunque, ha spiegato il prof. Italo Minguzzi, che presiede Fid, si interromperà alla fine della detenzione, quando i lavoratori saranno ‘licenziati’ per essere assunti dalle imprese committenti, o da una delle ditte che gravitano nella loro orbita.

C’é in Fid anche una idea forte di responsabilità sociale dell’impresa. E forse non è un caso che al vertice di Marchesini Group ci sia il responsabile della Confindustria emiliano-romagnola, Maurizio Marchesini; quello di Ima sia il presidente di Unindustria Bologna, Alberto Vacchi. E che il nome della famiglia che sta dietro Gd, i Seragnoli, sia da decenni legato al sostegno di diverse eccellenza della sanità bolognese. Perché, per dirla come Aldo Gori, operaio in pensione che per 40 anni ha lavorato in Ima, e che oggi gratis fa il tutor ai detenuti, “se un essere umano è caduto non possiamo non pensare, come società civile, di non dargli una possibilità”. Certi, come il provveditore regionale dell’ amministrazione penitenziaria Pietro Buffa, che “la fortuna non esiste. La fortuna è forza di volontà, impegno e passione. E la creiamo noi”.  fonte Ansa

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