Questa notte una bomboletta di gas è stata fatta esplodere contro una società di consulenza finanziaria del gruppo Unicredit, in viale Oriani 9.
La bomboletta (un’altra è rimasta inesplosa) è dello stesso identico tipo a quella fatta scoppiare contro la filiale all’incrocio tra via Massarenti e via Paolo Fabbri il 20 dicembre scorso.
A chiamare il 112 questa mattina alle 6.30 è stata la donna che si occupa delle pulizie. Arrivata sul posto ha trovato il vetro della porta dell’ufficio annerito e incrinato, ma non rotto. Oltre alle tracce delle bombolette i carabineiri del reparto operativo hanno trovato resti di stracci bruciati, forse usati per l’innesco. I residenti dei palazzi vicini hanno detto di aver sentito un botto verso le 4 di notte, evidentemente non forte , visto che nessuno ha pesnato di chiamare le forze dell’ordine.
Non sono state ritrovate sul posto scritte di rivendicazione, ma il luogo scelto da chi ha piazzato l’ordigno (come già quello di via Massarenti che dagli inquirenti è stato classificato di matrice anarchica) è mirato: riparato alla vista e privo di telcamere. Per di più, in questo caso, il luogo è attaccato al Palazzo della Procura. Per il Procuratore reggente Silverio Piro si tratta di una “provocazione”. La procura infatti da un mese attende l’ok dal ministero per poter installare le telecamere. Sull’episodio è stata aperta un’inchiesta affidata al pm Morena Plazzi del pool antiterrorismo: l’ipotesi di reato è quella prevista dall’articolo 280 bis del codice penale, che punisce gli atti di terrorismo con l’uso di ordigni esplosivi. La pista secondo gli inquirenti è sempre la stessa e porta alla matrice anarco- insurrezionalista.
Non si tratta dell’unica esplosione: nella notte è scoppiata anche una buchetta delle lettere di un imprenditore bolognese.

