Una voce dal CIE: “Mi sento un leone in gabbia”

2 mar. – Più delle parole conta il tono della voce di Hammami Rochdi “Ahmed”: è una voce che sembra aver esaurito ogni speranza. E’ il cittadino tunisino di 30 anni che la scorsa settimana si è cucito le labbra per protesta. Uscito dal carcere in Sardegna è stato rinchiuso nel Cie di via Mattei. Parla il giorno dopo la rivolta degli immigrati innescata dal blitz dei centri sociali. Gli stranieri hanno incendiato i materassi e, secondo il responsabile della Misericordia Daniele Giovanardi, reso inagibile praticamente tutta la parte dove normalmente vivono gli uomini. Gli immigrati sono senza materassi e hanno dormito nella zona adibita a moschea. Hammami Rochdi racconta l’insostenibilità dello stare rinchiusi nel centro e riferisce che un giovane di 19 anni, tunisino come lui, aveva provato a “farsi una corda” (ovvero strangolarsi ndr) ma è stato distolto da altri stranieri e dai poliziotti che sono al centro.

Ascolta l’intervista ahmed

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