20 lug. – No all’aumento del rapporto educatrici-bambini, no all’internalizzazione della preparazione dei pasti anche per gli adulti, come deciso dalla giunta Merola: l’esito del referendum organizzato da non lascia spazio a interpretazioni differenti sul pensiero di educatrici e collaboratori.
Si è votato in tutti i nidi bolognesi e il 76% delle dipendenti dei nidi ha partecipato alla consultazione, 520 su 684 totali, a cui vanno aggiunte 50 precarie che hanno partecipato, aggiungendo il loro voto in un’urna apposita. I 96,7% ha votato contro l’accordo.
Una bocciatura al progetto di ristrutturazione dell’amministrazione comunale e ai sindacati confederali che avevano sottoscritto l’accordo, poi rifiutato dall’assemblea delle lavoratrici. “E’ la risposta a chi sosteneva che quelle 200 dipendenti non rappresentavano il pensiero di tutti” commenta il segretario dell’Usb Massimo Betti che ora chiede all’amministrazione di riaprire il confronto.
Il sindacato di base aveva invitato la giunta allo spoglio, ma nessuno di loro si è presentato. Nei prossimi giorni “noi comunque porteremo a Merola e a Pillati le schede, a modo nostro…” anticipa Betti, che però non aggiunge altri particolari. Domani parteciperanno all’audizione sul tema nella Commissione Consiliare scuola, mentre per l’estate il progetto è riempire la città di manifesti informativi.
“Ora o Merola fa un bagno di umiltà e riapre in confronto” dice ancora Betti, “oppure si va ad uno scontro in cui a rimetterci sarà soprattutto la città”. La mobilitazione, che potrebbe partire alla riapertura delle scuole a settembre, non esclude lo sciopero e vuole coinvolgere anche i genitori.
L’Usb lancia un messaggio anche a Cgil, Cisl e Uil che riceveranno dal sindacato di base una lettera con i risultati del referendum: “A Bologna su ogni accordo dovrà esserci un referendum, perché nessuno è legittimato a trattare contro il volere dei lavoratori”.

