22 gen. – Il Presidente del Consiglio Comunale Gianni Sofri si era impegnato, un anno fa, a deporre una targa, a nome della città, per ricordare Arpad Weisz, il più grande e meno conosciuto degli allenatori del Bologna Football Club. Oggi la promessa è diventata realtà: in conferenza stampa è stata presentata la cerimonia pubblica del 27 gennaio, “Giorno della Memoria” dedicato alle vittime del nazismo e dell’Olocausto.
Weisz, ebreo ungherese, allenò in Italia l’Ambrosiana Inter (dove lanciò Meazza) e il Bari, ma fu con il Bologna che raccolse i maggiori successi: il più grande di tutti fu certamente la vittoria nel 1937 della Coppa dell’Esposizione a Parigi (l’attuale Champions League).
In una storica finale i rossoblù allenati da Weisz inflissero un umiliante 4 a 1 ai maestri inglesi del Chelsea, collocando il Bologna al vertice del calcio mondiale. Era “il Bologna che tremare il mondo fa”. Poi due scudetti consecutivi nel 1935/36 e nel 1936/37. In realtà gli scudetti sarebbero tre, perché il Bologna vinse anche il campionato del 1938/39, tuttavia nell’ottobre del ’38, dopo una vittoria con la Lazio e con la squadra in vetta, il Bologna lo licenziò in ossequio alle leggi razziali promulgate dal fascismo.
Enzo Biagi, bolognese e tifoso del Bologna nel volume “Novant’ anni di emozioni” si chiedeva, anni fa, che fine avesse fatto questo ungherese tacituno: «Mi sembra si chiamasse Weisz, era molto bravo ma anche ebreo e chi sa come è finito».
E’ finito ad Auschwitz, è morto la mattina del 31 gennaio 1944. Il 5 ottobre del ‘ 42 erano entrati nella camera a gas sua moglie Elena e i suoi figli Roberto e Clara, 12 e 8 anni.
Dopo il licenziamento dal Bologna infatti Weisz fu costretto a fuggire di paese in paese, braccato dall’avanzata irrefrenabile delle truppe naziste. Verrà infine catturato in Olanda dalla Gestapo e deportato con la famiglia ad Auschwitz. La sua storia, frettolosamente dimenticata a Bologna, è stata ricostruita con
precisione e passione dal Direttore del Guerin Sportivo Matteo Marani, che nel 2007 ha dato alle stampeil volume “Dallo scudetto ad Auschwitz“. Marani ha seguito le tracce di Arpad Weisz dalla casetta vicino allo stadio in cui viveva a Bologna fino alla cittadina olandese di Dordrecht, dove Weisz allenava la squadra locale, e ha trovato uno dei giocatori ancora vivo.
La targa per ricordare Arpad Weisz è un omaggio doveroso, tuttavia a noi piacerebbe che il Bologna F.C. contribuisse ulteriormente a colmare quel “vuoto di memoria” in cui è stato collocato Arpad Weisz per oltre cinquant’anni. Magari organizzando un “torneo della memoria” dedicato al grande allenatore, un triangolare con Inter e Bari. Per il momento la nostra proposta è caduta nel vuoto perché nel mondo del calcio di seria A la memoria non ha prezzo… per tutto il resto c’è SKY.
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Al Museo Ebraico di Bologna, dal 25 gennaio al 5 aprile, si potrà visitare la mostra Carlo Levi. Il prezzo della libertà, a cura di Guido Sacerdoti e Franco Bonilauri.

