“Una sconfitta storica”. Lo dicono quasi all’unisono Francesca Puglisi, senatrice uscente del Partito democratico con scarse possibilità di ritornare a Palazzo Madama, e Vasco Errani, ex presidente democratico dell’Emilia Romagna e candidato al Senato con Liberi e Uguali. Quella subita domenica 4 marzo passerà alla storia come la Caporetto della sinistra italiana. E non si tratta di una semplice sconfitta politica: è culturale. E nasce da lontano, da molto lontano.
Dal crollo del Muro in avanti la sinistra riformista è sempre stata culturalmente subalterna. Prima a Berlusconi e poi al Movimento 5 Stelle, tanto da aver introiettato il peggio da entrambi gli avversari nel vano tentativo di sconfiggerli nel proprio terreno. L’accettazione senza remore del neoliberismo e la cancellazione del finanziamento pubblico ai partiti sono solo due esempi. Dà quasi fastidio ripeterlo: tra l’originale e la copia, potendo, si sceglie l’originale.
Alla sinistra radicale non è andata meglio: concentrata troppo spesso sulla sottolineatura delle contraddizioni del vicino non ha saputo trovare strumenti e parole per diventare davvero l’alternativa al riformismo. Un esempio: a forza di usare la parola “fascismo” per etichettare chiunque alla propria destra, ha finito per fare come quel pastore che gridava sempre “Al lupo! Al Lupo”. E ora che il lupo viene accarezzato senza paura da un buon 20% dell’elettorato italiano risulta quasi afona.
Ora bisogna ricostruire. Non una comunità politica, come dicono alcuni dirigenti democratici non renziani, ma proprio un’opzione culturale. Un punto di vista “di sinistra” sulla società italiana. Trovando le parole per spiegare cosa significhi essere di sinistra in questa Italia e in questo tempo. Cosa significhino “lavoro”, “diritto”, “dovere”, “uguaglianza”.
Bologna può essere il laboratorio di questa rifondazione. Qui il Partito democratico si è dimostrato ancora partito portando all’elezione un candidato scelto dal nazionale e comunque votato più per disciplina di partito e per paura dell’avversario che per convinzione. A Bologna poi anche Liberi e Uguali ha fatto registrare un risultato superiore, e di molto, al livello nazionale. Qualche base per ricostruire c’è. Ricordando però che più ci si allontana dal centro, più ci si allontana dalle mura della città, più la situazione si fa complessa e difficile. Le periferie della città metropolitana e della regione sono da riconquistare, quartiere dopo quartiere.

