Ci sono anche loro, tra chi ha perso la casa. Sono gli animali domestici, soprattutto i gatti. Il 29 maggio, dopo il sisma più violento delle 9 e quello successivo delle 13, i soccorritori nelle aree crollate dicevano che erano tanti. Poi, nel corso delle ore, sono diminuiti, forse perché molti hanno ritrovato la loro famiglia. Ma non tutti, a quanto pare. Il 30 maggio, a Finale Emilia, le prime ore del mattino sono state destinate all’avvio dei sopralluoghi nella zona rossa, che comprende tutto il centro storico. Ne esce un volontario della protezione civile, casco giallo in testa e in braccio un gatto tigrato evidentemente spaventato. Il volontario si guarda intorno, non sa a chi affidarlo, e a un incrocio ferma un’auto su cui ci sono due persone, una donna al volante e un uomo sul sedile del passeggero. Quando il finestrino si abbassa, il volontario passa all’interno l’animale. “L’ho trovato dentro l’area inaccessibile, si aggirava tra le macerie di un edificio crollato. Per favore, prendetelo voi, avrà anche fame”. La richiesta, rivolta a degli sconosciuti, appare naturale, come se fosse scontata. La prima ad afferrare il gatto è la conducente e lui le si acciambella tra le braccia. Parlando al volontario chiede la donna: “Non ha proprio idea di chi possa essere?” “No, nessuna”. “Va bene. Allora lo porto con noi. Sto in campagna e avrà spazio. Intanto metto qualche annuncio per vedere se chi ce l’aveva prima mi contatta. In caso contrario, ha trovato un’altra casa”. Poi la donna passa all’uomo che le siede accanto l’animale. Lui si fa prendere docile, segno che non è un randagio e che fino a poco prima stava con esseri umani, e infine l’auto riparte con i passeggeri diventati tre.
Antonella Beccaria

