Una luce per Faith

C’è un paese, il nostro,  che si compiace di essere il “portabandiera” in sede ONU della battaglia per l’abolizione della pena di morte.
Un paese, il nostro, che  poi non si fa tanti scrupoli nel consegnare al boia persone che nei paesi loro rischiano la vita.

La vicenda di Faith Ayworo è emblematica: la ragazza nigeriana ha subito un tentativo di stupro, l’intervento della polizia invece che tutelarla si è rivelato fatale. Su di lei pendevano infatti due decreti d’espulsione e così, in un men che non si dica, la donna è stata reclusa nel CIE di Bologna e poi da li trasferita in fretta e furia a Fiumicino e imbarcata per la Nigeria.
Faith Ayworo nel suo paese è ricercata e rischia la pena capitale: ha ucciso un uomo di una ricca e potente famiglia della sua città resistendo a un tentativo di violenza.

L’inefficente burocrazia italiana, solitamente ferraginosa e lentissima, può a volte riverlarsi spietatamente veloce, al punto che l’avvocato di Faith Ayworo non ha fatto in tempo a bloccare il procedimento d’espulsione, nonostante in un caso del genere fossero evidenti gli elementi che avrebbero dovuto portare ad agire con la massima cautela, perlomeno per permettere un esame attento sulla situazione della donna e su quanto poteva accaderle in patria.

A parte gli appelli e le notizie riportate da noi e altri organi di stampa nulla si è mosso sul piano politico e diplomatico. Anzi: proprio il 22 luglio è stato firmato ad un accordo di cooperazione tra Italia, Nigeria e Interpol per “intensificare la lotta contro il traffico di esseri umani e l’immigrazione clandestina, rafforzando cosi’ la cooperazione internazionale e colpire quelle organizzazioni che alimentano tali crimini” con gran soddisfazione del Ministro dell’interno Maroni.

Una coincidenza di tempi molto strana: viene da pensare che  l’imbarco in fretta e furia di tutti i nigeriani “disponibili” nei CIE italiani sia servito proprio a inaugurare in pompa magna quest’accordo.
A Roma si usa accendere le luci del Colosseo quando un paese abroga la pena di morte, o si salva una vita. Un’iniziativa lodevole, utilizzata da molti politici anche per fare passerella e dar sfoggio di civiltà.
Ma le luci del Colosseo non sono accese per Faith. Allora è importante continuare a parlarne e a tener viva l’attenzione: oggi hanno preso posizione la Casa delle Donne, mentre  Cgil-Cisl e Uil di Bologna, in un comunicato, ricordano che quest’anno già 58 persone sono state giustiziate in Nigeria e chiedono al Governo di attivarsi per salvarle la vita.

Non c’è molto da illudersi, ma è importante sperare che le istituzioni si destino dal loro colpevole torpore.

Paolo Soglia

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