Quattro letti a castello a destra, armadietti a sinistra, un tavolino e un fornello sotto la finestra e alle pareti mensole fatte con i pacchetti di sigarette. Il tutto in circa 10 metri quadrati, tanto che per mangiare bisogna fare i turni. E’ lo spazio di una cella carceraria per quattro detenuti riprodotta fedelmente (escluso il bagno) con un prefabbricato allestito in piazza re Enzo a Bologna, dove resterà fino a domenica. L’iniziativa è organizzata dal Difensore civico dell’ Emilia-Romagna, dalla Conferenza regionale volontariato giustizia e dalla Garante dei diritti delle persone private della libertà personale.
Un modo per parlare di carcere passando dall’immaginazione alla realtà, e denunciare “un servizio pubblico che non soddisfa più nessuno”, a causa del sovraffollamento che in Emilia-Romagna è pari all’85%, della mancata rieducazione dei detenuti e dei costi per i contribuenti con “scarsissimi risultati e una recidiva dell’80%”. Una situazione che, secondo le varie associazioni di volontariato, si riflette anche sulla loro attività sempre più rallentata. Al carcere della Dozza – racconta un volontario – ci sono corsi per muratori, di giardinaggio e cucina ma li frequentano non più di 100-150 detenuti su una popolazione di 1180.
Il difensore civile regionale, Daniele Lugli: “La penosità della pena è un’aggiunta non necessaria e addirittura controproducente, tanto che i dati rivelano che i detenuti che hanno conosciuto solo il carcere hanno avuto una recidiva del 70-80%, mentre quelli che hanno sperimentato alternative al carcere si attestano sul 5%”.
Foto di Mario Carlini/Iguana Press

