Un centro pronto intervento per i servizi sociali

18 gen. – Un centro per il pronto intervento aperto 24 ore al giorno e l’accesso ai servizi sociali d’emergenza anche ai non residenti: sono queste le proposte della onsulta permanente per la lotta all’esclusione sociale del Comune che interviene per la prima volta dopo la terribile vicenda della morte del piccolo Devid.

Secondo il presidente della consulta, Paolo Klun, “In questo circo di accuse e assoluzioni gli unici a pagare rischiano di essere i genitori di Devid, vittime essi stessi di un sistema che non funziona e che verrano chiamati a rispondere di ciò che è successo”. Per le 80 associazioni e cooperative che compongono la consulta, il decentramento dei servizi sociali, voluto dalla giunta Cofferati, è stato attuato male e richiederebbe un investimento eccessivo per andare a regime: “Non è possibile avere dei servizi sociali aperti solo due volte a settimana”, dice Klun. Un avvertimento era già stato lanciato dall’organo consultivo lo scorso settembre, che la giunta commissaria non ha mai accolto, col rischio, afferma Klun, che possano accadere vicende peggiori di quella della famiglia Berghi. I servizi sociali, secondo la Consulta, si muovono in modo troppo burocratico, privilegiando la legalità all’umanità. Quindi, molte persone in difficoltà preferisco rivolgersi al privato sociale, più flessibile.

La proposta è quella di istituire un centro attivo 24 ore su 24, in grado di intervenire sulle necessità urgenti, come succede col sistema sanitario, aperto anche ai non residenti. L’idea è di un posto dove trovare operatori sociali, assistenza legale, psicologica, a cui potersi rivolgere con fiducia e senza paura dei regolamenti e delle leggi. Paolo Klun lo immagina in via Barozzi, tra la stazione centrale e piazza Maggiore, dove dovrebbe sorgere la Casa della Carità dei Poveri Vergognosi. Gli spazi sono l’ultimo dei problemi, secondo la consulta che lancia un provocazione “A Palazzo d’Accursio ci sono 20 locali vuoti, riscaldati e illuminati”.

Le risposte ai bisogni necessari, secondo le realtà del privato sociale, dovrebbero essere date a tutti, per questo chiedono che venga moficato il regolamento dei servizi sociali, redatto dalla giunta Cofferati, che richiede tra i requisiti d’accesso ci sia la residenza a Bologna. Un elemento che esclude molte persone deboli, tra cui i bolognesi senza fissa dimora e chi arriva in città in cerca di lavoro.

Tra i problemi più urgenti c’è anche quello dell’emergenza freddo: ogni giorno ci sono 30 persone che chiedono di poter entrare nei dormitori e non trovano posto. E’ necessaria quindi la riapertura del centro di via Lombardia, che ha 40 posti e che da quando è stato chiuso non è stato utilizzato da nessuno. Ma secondo Klun l’attenzione deve essere costante perché “A Bologna muore più gente di caldo, abbandonata d’estate che di freddo in inverno”.

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