La storia dell’annunciata chiusura del nido Vestri, è un esempio per la futura amministrazione e le scelte di trasparenza verso i cittadini. Nel nido del quartiere San Donato si è giocata una partita poco chiara, che la sollevazione di genitori ed insegnanti ha denunciato, e che ora è stata fermata dal neo sindaco Virginio Merola.
Un tentativo di far risparmiare il Comune, si stimano 500 mila euro, che non ha tenuto conto della “cultura del nido” che anima mamme e papà bolognesi (quelli nati e quelli acquisiti). Per questo hanno alzato la voce e si sono messi assieme per chiedere all’istituzione chiarezza.
Ma riepiloghiamo i fatti: a inizio aprile i genitori ricevono la lettera dal quartiere San Donato dove si annuncia che il nido Vestri chiuderà dal prossimo anno educativo. Chiuderà e basta. Una doccia fredda per mamme e papà, altrettanto per le educatrici.
Nella zona è prevista l’apertura del nido aziendale della Regione Emilia Romagna, il Filonido, struttura destinata ad accogliere anche bimbi del territorio. Il quartiere comunica che i piccoli che hanno iniziato quest’anno a frequentare potrebbero andare tutti al vicino nido Alpi ma solo un’educatrice (su quelle in servizio) li avrebbe potuti seguire.
Ma perché il Vestri deve chiudere? E’ insicuro e strutturalmente inadeguato viene detto in quartiere: “Si assume lei la responsabilità che i bambini si facciano male”, urla il commissario Annamaria Cancellieri in faccia ad una mamma al termine di una manifestazione a difesa dei nidi.
La realtà racconta però una storia diversa. Il Vestri è stato ristrutturato nel 2008, il giardino è stato allargato.
Il nido si trova al piano terra di un condominio ma l’unico episodio che si può annoverare come “pericoloso” nella convivenza tra nido e palazzo è un coltello volato per sbaglio da una finestra un po’ di tempo fa (nessuno si è fatto male).
Ma, questione che solleva molte domande, viene detto che chiudendo il Vestri il Comune risparmierebbe anche i soldi dell’affitto. Peccato che il Comune non paghi nessun affitto per quel nido visto che è stato acquistato da Palazzo d’Accursio nel 1992 (tantomeno l’affitto era pagato in passato dato che la realizzazione del nido era stata una delle condizioni poste al costruttore del condominio per realizzarlo). Genitori ed educatrici sono autorizzati a sentirsi presi in giro a maggior ragione quando il commissario Cancellieri, a fine aprile, si presenta a visitare il nido trovando “una struttura bellissima” e adeguata.
Il commissario ha raccontato il proprio stupore e ammesso che lei quel nido non lo conosceva proprio. Cos’è successo quindi? La periferia e il centro (leggi il quartiere e il palazzo) si sono parlati adeguatamente? E soprattutto: se genitori e insegnanti non si fossero mobilitati la chiusura sarebbe stata un dictat al quale obbedire. Senza discutere.Ora il sindaco inaugura la nuova amministrazione riaprendo le iscrizioni.
Il Vestri non chiuderà, non c’è neanche bisogno di ristrutturarlo. I risparmi si possono attuare in altro modo.
Giusi Marcante

