Bologna, 30 apr. – Un tridente tricolore in una mano, un’urna a forma di maiale nell’altra. Così il “pronipote di Mussolini” Davide Fabbri ha partecipato al “funerale del sindacato”, spargendo “le ceneri” in piazza dei Martiri, a pochi metri dalla Camera del lavoro. Sono gli ultimi forconi rimasti quelli che si sono ritrovati oggi a Bologna per la folkloristica messa in scena, una quarantina. Tra loro, oltre a Fabbri, c’erano il leader del coordinamento 9 dicembre Danilo Calvani e Ferdinando Pozzati Piva, lo Sgabellino.
“Né di destra né di sinistra” hanno urlato sotto le decine di bandiere tricolori e gli slogan “Italia nazione, rivoluzione”. Per cantare l’inno nazionale, con l’accompagnamento di tromba e trombone, c’era però bisogno del testo scritto perché, ammettono, “nessuno conosce il testo completo”. Qualcuno accenna ironico “Bella Ciao”, ma gli altri lo zittiscono, “Vuoi suicidarti?”. Ma c’è anche chi si definisce “figlio di un anarchico ucciso dai fascisti”, oppure chi, come lo Sgabellino “di sinistra deluso” e cammina con la tuta blu e le catene ai piedi.
Gli interventi, contro i sindacati che “hanno svenduto i lavoratori, dimenticando precari e disoccupati”, sono zeppi di insulti volgari e scurrili, in particolare contro la segretaria della Cgil Susanna Camusso e contro i migranti che “mangiano le banane”, e il riferimento è al gesto del calciatore Dani Alves. “Non è vero che ci sono lavori che gli italiani non vogliono fare, stanno preparando la distruzione del popolo italiano” dice Fabbri. Ma c’è chi dice “parliamo di banane perché noi siamo antirazzisti”. In piazza Martiri, tra gli ultimi quaranta forconi, resta molta confusione.





















