
16 giu. – A Bologna per presentare il documentario a lui dedicato, Ulay performing life, il grande artista, fotografo e performer – per 11 anni compagno di vita e lavoro di Marina Abramovic – Ulay, al secolo Frank Uwe Laysiepen, è sicuramente uno degli ospiti più attesi della decima edizione del Biografilm Festival, che giunge oggi alla sua giornata conclusiva.
Un documentario che si è trasformato in un vero e proprio progetto artistico, così come segnala anche il titolo originale, Project: cancer. Titolo che rivela anche che ad essere protagonista dei 90 minuti di girato firmato Damian Kozole, oltre ad Ulay, è la sua malattia: un tumore diagnosticato poco tempo prima di iniziare le riprese, a Novembre 2011. Così il documentario ripercorre un intero anno della vita di Ulay alla prese con le cure prima e poi con un viaggio per l’Europa e per gli Stati Uniti (Berlino per la premier del film della Abramovic, New York, e poi Amsterdam della sua giovinezza) per incontrare i suoi amici, fino alla raggiunta guarigione.
Ulay’s Journal from November to November from vertigo emotionfilm on Vimeo.
Un opera che, toccando le tematiche della caducità del corpo, si trasforma nella sua opera totale, che riesce a rendere perfettamente l’idea di arte come vita perseguita da Ulay sin dai suoi primi lavori degli anni ’70 quando, tramite la fotografia in polaroid le performance di body art, indagava temi come l’identità, i generi, i limiti del corpo umano.
Abbiamo avuto il piacere di intervistare Ulay durante la diretta di sabato dal Cinema Lumière, e abbiamo chiacchierato con lui proprio del documentario presentato al festival:

