Ucciso dai carabinieri durante la fuga. La protesta dei tunisini a Ravenna

10 apr. – In un centinaio, sotto il tribunale di Ravenna, hanno chiesto “giustizia” e protestato per l’uccisione di Hamdi Ben Hassen, il giovane tunisino ucciso dai Carabinieri dopo un lungo inseguimento, nella notte dell’8 aprile. La sua auto non si è fermata all’alt della polizia municipale, che l’aveva vista zigzagare tra i passanti. Poi l’inseguimento lungo il litorale con una prima auto dei Carabinieri, speronata contro un guardrail, poi con una seconda del Radiomobile. Sono partiti undici, forse 14 colpi e Hamdi Ben Hassen, 27 anni, meccanico, è morto. I militari spiegano di aver sparato dopo aver visto una pistola in mano ai fuggitivi.

Nell’auto viaggiavano altre due persone, altri due giovani tunisini che hanno riferito di aver bevuto e di aver fumato “canne”, ma hanno negato di aver impugnato gli scacciacani, trovati a bordo della Audi in fuga. Ora si trovano in stato di fermo. L’autopsia verrà effettuata nei prossimi giorni. La magistratura ha sequestrato le pistole dei militari. La loro posizione è al vaglio del pm, anche se per ora non risulta alcun provvedimento.

Al presidio di fronte al tribunale qualcuno ha mostrato una foto di Hamdi Ben Hassen con la scritta “ucciso dai Carabinieri”. L’Audi era stata sequestrata ad Hamdi per una vicenda di droga, una delle due condanne subite dal giovane nell’ultimo anno. Era stata dissequestrata da una decina di giorni, ma Hamdi non avrebbe potuto guidarla perché gli era stata ritirata la patente. “Per questo è fuggito” hanno detto i manifestanti. Tra loro anche il fratello Emmanuel che ha protestato per essere stato contattato solo alle 14, molte ore dopo la sparatoria.

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