Uccide moglie e figlio. Per il presidente del tribunale non ci fu alcun errore

8 feb. – “Ciascun magistrato ha fatto integralmente il suo dovere”. Sono le parole di Francesco Scutellari, presidente del Tribunale di Bologna, che difende l’operato dei giudici nella vicenda penale di Marcello Pistone, l’uomo che domenica pomeriggio si è tolto la vita dopo aver ucciso la moglie, Ilham Azounid, e il figlio Rashid. Per due volte la Procura aveva chiesto l’arresto dell’uomo per stalking: in entrambi i casi, secondo il direttore del Tribunale, i giudici avrebbero agito bene. Il 21 ottobre scorso, il giudice monocratico respinse la richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dal pm Stefano Orsi perché mancò la querela della donna per l’episodio. “Se avesse saputo dei fatti precedenti avrebbe potuto fare un ragionamento diverso in merito alla custodia – ha precisato Scutellari – ma tecnicamente non poteva saperlo”. Il giudice monocratico non sapeva degli episodi precedenti di persecuzione ai danni della donna e decise per il divieto per Pistone di avvicinarsi alla donna. Anche riguardo la precedente rischiesta di arresto, che risale alla primavera 2009, il gip si sarebbe comportato bene, secondo Scutellari. Il 20 aprile 2009, il Gip rigettò la richiesta della pm Alessandra Serra ritenendo che non fossero sufficientemente provati i reati di violenza sessuale e calunnia. I maltrattamenti, poi, secondo il Gip non potevano essere reiterati perché i due non vivevano più insieme da mesi. Il 13 dicembre scorso il pma aveva chiesto il rinvio a giudizio e, ha concluso Scutellari, “il Gip si apprestava a breve a fissare la data dell’udienza preliminare”.

Pistone, il prossimo 24 febbraio sarebbe andato a processo per violenza privata, ma non per fatti riguardanti la moglie. Nel 2007, quando l’uomo lavorava come guardia giurata, due persone, sospettate di taccheggio, lo avevano accusato di aver ecceduto nel controllo.

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