7 feb. – La Procura di Bologna aveva chiesto per due volte l’arresto di Marcello Pistone, l’uomo che ha ucciso la moglie Ilham Azounid e il figlio Rashid, in un garage di via della Guardia, per poi togliersi la vita con la stessa arma. In entrambi i casi i giudici hanno respinto la richiesta.
Un’inchiesta su Pistone era già aperta dal marzo 2008, a seguito di una denuncia della moglie per violenza sessuale, calunnia, maltrattamenti in famiglia, con due certificati medici con 5 e 6 giorni di prognosi datati 2008. Il Pm Alessandra Serra una volta fatta l’indagine nel marzo 2009 aveva chiesto la misura cautelare in carcere per l’uomo. Il 20 aprile 2009 però il Gip rigettò la richiesta ritenendo che non fossero sufficientemente provati i reati di violenza sessuale e calunnia. Secondo il Gip c’era la prova dei maltrattamenti ma visto che lui e la moglie già non vivevano più insieme non c’erano ragioni cautelari per la cattura. Ilham Azounid aveva poi ulteriormente integrato la sua denuncia e il 13 dicembre 2010 il Pm aveva chiesto il rinvio a giudizio, richiesta che è ancora pendente dal Gup.
Un secondo arresto, come appreso nella stessa giornata degli omicidi, era avvenuto il 21 ottobre scorso dopo l’ennesimo appostamento di Pistone davanti al negozio di alimentari dove la donna lavorava. Gli agenti della volanti intervenuti e il Pm Stefano Orsi decisero per l’arresto per stalking e la custodia in carcere. In questo caso mancava la querela, necessaria per l’arresto, ma secondo la Procura l’episodio poteva essere coperto dalla serie di querele fatte dalla donna nei venti giorni precedenti. Il giudice monocratico del Tribunale di Bologna, nella direttissima, però, la ritenne indispensabile per considerare flagrante quell’episodio. Inoltre, valutando non c’era stata violenza, lo stesso giudice non concesse la custodia in carcere ma decise per il divieto per Pistone di avvicinarsi alla moglie.
Tutta la vicenda è stata contrassegnata da un’altalena di accuse e denunce ritirate da parte della donna che, secondo la testimonianza della titolare del negozio dove lavorava, sembra avesse accettato di rivedere l’ex marito per farsi restituire alcuni documenti che gli aveva dato in agosto. Gli investigatori esamineranno anche i tabulati telefonici per chiarire se ci siano state telefonate fra i due nelle ore precedenti la tragedia.
Intanto, secondo gli accertamenti della squadra Mobile di Bologna, l’omicidio non sarebbe stato un raptus omicida, ma un delitto premeditato. La trentaduenne negli ultimi tempi viveva in una struttura protetta con il figlio, mentre l’uomo abitava in un residence in zona Emilia Levante. Nel suo alloggio, la polizia ha trovato vari biglietti e appunti, in cui Pistone manifestava odio e rancore verso l’ex moglie. Per questo, sembra poco verosimile l’idea che alla base degli omicidi ci sia la disperazione per l’impossibilità di tornare con lei.
Altro punto ancora da chiarire per gli investigatori sarebbe la provenienza dell’arma: una vecchia Beretta 7.65 di almeno 30 anni fa. Il numero di matricola riporta a una persona che vive a Roma, estranea alla vicenda, e una delle ipotesi è che si tratti di una matricola clonata. Pistone aveva alle spalle, oltre a quelle per stalking dell’ex moglie, anche denunce per reati contro il patrimonio e la persona.

