“Tutto ciò che c’è di bello al mondo si è ottenuto lottando”. Lo dice Ivan, studente camerunense al Politecnico di Torino, uno dei braccianti che raccolgono la verdura nelle campagne pugliesi e che stanno portando avanti lo sciopero a Nardò in provincia di Lecce. I lavoratori stranieri si sono organizzati da soli, hanno iniziato a scioperare il 30 luglio e hanno strappato un tavolo di confronto con i datori di lavoro. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la richiesta del caporale di separare i pomodori piccoli da quelli grandi senza nessun compenso in più alla già misera paga. Nelle campagne dove si raccolgono angurie e pomodori imperversa lo sfruttamento; i braccianti pagati a cottimo ricevono 3/4 euro a cassone da tre quintali. E devono dare i soldi al caporale…
I braccianti che si sono organizzati sono per la maggior parte centro africani. Vivono alla masseria Boncuri, un centro di accoglienza dove è attiva l’associazione Finis Terrae.
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