Bologna, 4 nov. – Assieme al Trentino l’Emilia-Romagna è la regione italiana che attira più migranti. Non si tratta di persone appena arrivate dall’estero, ma di migrazioni tutte interne alla penisola. Nel 2012 la regione ha guadagnato 10.273 persone arrivate dal resto d’Italia, per un incremento del 2.4 per mille abitanti. Meglio solo il Trentino che con i suoi 3004 nuovi arrivi fa registrare un più 2,9 per mille. Lo dice il primo Rapporto sulle migrazioni interne realizzato dall’Istituto di studi sulle società del Mediterraneo del Cnr, in presentazione domani a Roma.
L’attrattiva dell’Emilia-Romagna è confermata dal primato nelle tre province di Bologna, Rimini e Parma “che presentano un saldo migratorio positivo molto elevato: Bologna +4.131 persone, Rimini +1.271, Parma +1.268″. L’Emilia-Romagna, spiegano i ricercatori del Cnr, “è scelta come meta privilegiata sia per le sue opportunità lavorative, sia per la qualità dei servizi che offre: nelle motivazioni alla base delle partenze c’è in testa la ricerca dell’occupazione o di un lavoro migliore, ma cresce il miglioramento della qualità della vita e questo secondo elemento differenzia il fenomeno attuale da quello dell’ultimo dopoguerra”.
“Le migrazioni interne all’Italia hanno una lunga storia ma negli anni più recenti, a seguito della crisi economica, hanno ripreso vigore e intensità- spiega in una nota Michele Colucci, curatore dello studio insieme a Stefano Gallo- nel 2012 sono 1.556.000 le persone che hanno cambiato il proprio Comune di residenza”. Rispetto alle migrazioni della seconda metà del secolo scorso, “le più potenti ”calamite” non sono Piemonte e Lombardia, ma Emilia-Romagna e Trentino, in proporzione alle dimensioni”.
In termini assoluti, invece, le quattro regioni con il maggior incremento demografico dovuto alle migrazioni interne sono Lombardia (+14.773) e Lazio (+10.382), oltre a Emilia-Romagna e Toscana (+6.591). La provincia di Roma continua a essere un polo attrattivo e registra un saldo positivo di quasi 10.000 persone. Il primato negativo va invece a Napoli e alla Campania: anche tra le aree di provenienza dei migranti interni, quindi, si registra un cambiamento rispetto ai decenni scorsi. “Il valore medio degli spostamenti nel biennio 2011-2012 ci segnala che sono circa 25.000 i cittadini campani ”perduti” per trasferimenti in altre regioni italiane- spiegano dal Cnr- un dato pari al -4,3 su mille abitanti”. Seguono Puglia (-10.850 persone), Sicilia (-9.910) e Calabria (-8.031).
Chi migra dal sud al nord Italia sono soprattutto i cittadini stranieri, “che tendono a spostarsi in proporzione maggiore- spiegano i ricercatori del Cnr- sono stati 258.871 nel 2012 a cambiare residenza, con un tasso di mobilità triplo rispetto agli italiani: il 64,3 per mille contro il 21,6”. Ma si muovono “su distanze più brevi, 96 chilometri di media contro i 126 chilometri degli italiani”. Le donne straniere tra i 50 e i 64 anni, in particolare, “presentano tassi di mobilità elevatissimi legati al lavoro di cura e domestico, in continuità’ con un dato presente fin dagli anni del miracolo economico”, specifica il Cnr. Un altro settore segnato dalla migrazione della manodopera è l’agricoltura, coinvolgendo Campania, Calabria, Puglia, Sicilia e Piemonte.

