5 lug. – Tutti assolti per non aver commesso il fatto. E’ la decisione del giudice di Bologna, Andrea Santucci, nei confronti delle sette persone coinvolte nell’inchiesta sull’incidente aereo del Cessna che il 3 marzo 2005 in mezzo a una bufera di neve si schiantò, dopo un decollo fallito, all’esterno dell’aeroporto Marconi di Bologna, uccidendo le cinque persone a bordo. Le accuse erano di disastro aviatorio e omicidio colposo plurimo. Per sei di loro, la pm Laura Sola aveva chiesto condanne a un anno e otto mesi, e il rinvio a giudizio per il settimo. Gli imputati sono il responsabile operativo e il dipendente sottobordo all’aereo della società di handling che avrebbe dovuto liberare le ali del velivolo dal ghiaccio e non lo fece; il direttore generale e il responsabile operazioni aeroportuali della Sab, la società di gestione dello scalo bolognese che, secondo l’accusa, dovevano adottare specifiche e più precise procedure di controllo; il direttore, il vicedirettore e un ispettore Enac che non si attivarono per accertare la situazione reale dell’aereo. Secondo la perizia disposta dal gip, il Cessna non sarebbe dovuto decollare in quelle condizioni. Si schiantò per lo spesso strato di ghiaccio che appesantì le ali e le autorità dello scalo avrebbero dovuto vietargli la partenza. In aula questa mattina non c’erano i genitori di Guglielmo Zamboni, il pilota del Cessna, che all’epoca aveva 26 anni. “Adesso cercherò di comunicargli la sentenza nel modo meno brutale possibile. Ma è un dolore che si rinnova”, ha detto l’avvocato Gianluigi Lebro che assiste il padre della vittima come parte offesa.
