Truffa sul bus. Autista condannato a un anno

Bologna, 11 apr. – Truffa sul bus. L’accusa e’ di aver sottratto due biglietti per il Blq, l’autobus che collega il centro di Bologna con l’aeroporto. In tutto un valore di 10 euro (cinque euro l’uno), per cui un autista 40enne ha rischiato tre anni di carcere, ma che se l’e’ ‘cavata’ con la condanna a un anno. Ma i suoi avvocati non ci stanno e annunciano il ricorso contro una “sentenza scandalosa”.
I fatti risalgono al maggio 2009. I controllori salgono sul Blq e notano che i biglietti di due passeggeri (che vengono emessi direttamente dall’autista a bordo) hanno un numero di emettitrice diverso da quella del conducente. I controllori verificano, inoltre, che i ticket non sono stati neanche comprati sulla corsa precedente del Blq e redigono un verbale sulla vicenda, da cui parte la denuncia di Francesco Sutti, allora presidente di Atc, oggi Tper. Da ulteriori approfondimenti interni all’azienda sollecitati da Sutti, emerge (questo il quadro descritto dall’accusa, pm Claudio Santangelo) che la macchinetta da cui provengono i biglietti sospetti non funziona da alcuni giorni, e, come si dice nel gergo tecnico, era stata messa “in culla”. Peraltro i numeri dei due ticket fanno presumere che questi siano stati emessi molto prima che la macchinetta venisse messa “in culla”. A concentrare i sospetti sull’autista condannato, poi, il fatto che, dopo la verifica interna, questi chiede la sostituzione della sua macchinetta dicendo che e’ rotta.
L’uomo viene rinviato a giudizio per peculato e falso il pm chiede una condanna a tre anni (al di sotto del minimo di pena di quattro anni previsto per questa fattispecie). Il sospetto degli inquirenti e’ che siano ben piu’ numerosi i biglietti sottratti, anche se la contestazione all’autista e’ solo per quei due (il cui valore complessivo e’ di 10 euro). Ieri e’ arrivata la condanna a un anno della corte presieduta dal giudice Gabriella Castore che peraltro riformula anche il capo  d’accusa: niente peculato, ma truffa ai danni dello Stato (l’uomo, spiegano gli avvocati,  non e’ un dipendente Tper e dunque pubblico ufficiale, ma di una ditta esterna).
Per il legale dell’uomo, Annalisa Gaudiello, pero’, la battaglia non e’ certo finita: “Siamo scandalizzati da questa sentenza e intendiamo fare ricorso”. Per Gaudiello “e’ stato un processo del tutto indiziario, e le dichiarazioni dei testi erano tutti un ‘sentito dire’. Il mio cliente si e’ sempre proclamato innocente e, a parte indagini interne, non c’e’ stato nessun approfondimento da parte della Procura. Una disattenzione che si vede anche nella formulazione del capo di imputazione, sbagliato”. (DIRE)

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