5 Mag. – Dietro la vicenda dell’atto giudiziario ritrovato nell’ufficio del consigliere comunale Serafino D’Onofrio, poi reso pubblico, in cui compariva una condanna per evasione fiscale riferibile ad Alfredo Cazzola, si cela una “complessa manovra politica” e probabilmente la mano di un consigliere comunale, che non è di sinistra: il nome che circola è quello di Alberto Vannini, capogruppo de “La tua Bologna”
Un complotto interno all’opposizione di area guazzalochiana dunque? Così sembra, almeno da quello che trapela dalla Procura di Bologna, dove questa mattina si è presentato spontaneamente un uomo accompagnato dal suo avvocato, Gennaro Lupo, per rendere testimonianza al pm Luigi Persico, titolare dell’inchiesta. L’uomo, cinquantenne, ha affermato di aver avuto un ruolo marginale nella vicenda: il suo legale spiega che e’ un ex funzionario dei servizi segreti, ed ha alle spalle una carriera alle dipendenze della presidenza del Consiglio dei Ministri.
L’uomo, che è stato iscritto nel registro degli indagati, sarebbe stato interpellato da Vannini che gli avrebbe chiesto di verificare l’esistenza di un atto giudiziario riguardante una condanna nei confronti di Alfredo Cazzola: “gli ha detto che si trattava di un favore personale e gli ha assicurato che ne avrebbe fatto un uso riservato” – spiega l’avvocato Lupo. All’ex funzionario dei servizi “sono bastate 24 ore per ottenere quell’atto giudiziario. Ha chiesto un favore a un amico a Catania” precisa il legale. “Dopo il putiferio scatenato dalla stampa – prosegue Lupo – “il mio cliente si e’ molto risentito, ha chiamato Vannini e gli ha chiesto spiegazioni. Il consigliere gli ha detto di aver consegnato l’atto al consigliere Serafino D’Onofrio, ma non ha detto di averlo fatto in forma anonima. Inoltre – continua Lupo – Vannini gli ha detto di stare tranquillo e di non preoccuparsi, che la questione era irrilevante e si sarebbe sgonfiata in pochi giorni. ‘Vedrai che i giornalisti dopo i primi giorni si disinteressano della cosa e non se ne parlerà piu” gli aveva detto”.
A procurare il documento ci avrebbe pensato l’impiegata di una Procura siciliana che avrebbe materialmente “estratto” dal computer la visura con la certificazione della condanna per evasione fiscale riferibile ad Alfredo Cazzola. La carta è stata poi lasciata, anonimamente, nell’ufficio del consigliere comunale di Bologna città libera Serafino D’Onofrio.
Il Pm Persico, al momento, sarebbe propenso a credere che Bologna citta’ libera sia estranea alla cosa: l’idea che si e’ fatto il magistrato e’ che il foglio sia stato messo sotto la porta di D’Onofrio da una persona che lo conosceva bene e che era certo che quella visura, una volta finita nelle mani del consigliere di Bologna città libera, sarebbe stata resa pubblica, cosa che si è poi puntualmente verificata.
Alberto Vannini per ora nega tutto: “”Mi scappa da ridere. Male non fare paura non avere“, ripete a piu’ riprese il guazzalochiano alle agenzie di stampa. Poi assicura: “Io non sono stato, io assolutamente non ho messo nessun messaggio sotto la porta di nessuno”. In ogni caso è stato convocato dal pm Persico che prossimamente sentirà pure Serafino D’Onofrio e, con ogni probabilità, anche Alfredo Cazzola.

