5 ott. – La donazione degli organi è un tema delicato e controverso, ma che non deve imbarazzare e in Emilia Romagna sembrano saperlo bene. L’Aido è impegnata in questi mesi in una campagna informativa per superare i tabù e aumentare il numero di persone che dichiarano la propria disponibilità a donare i propri organi dopo la morte, un percorso che culminerà con la decima giornata di informazione e autofinanziamento in 1400 comuni italiani, a Bologna in piazza Ravegnana l’8 e il 9 ottobre.
In Emilia Romagna la sensibilizzazione è molto alta: il sondaggio di Astra ricerche rivela che sull’argomento la nostra regione è più avanzata della media, conosce bene il problema ed ha un alto numero di persone che hanno già dichiarato la propria disponibilità alla donazione, lasciando un biglietto scritto, parlandone con i familiari o iscrivendosi all’Aido. I potenziali donatori sono soprattutto donne e anziani. Eppure si può fare molto si più, secondo il curatore della ricerca Enrico Finzi: “I medici e i farmacisti dovrebbero parlarne di più, informando e liberando il campo dagli stereotipi” come per esempio quello dell’espianto precoce: in realtà “devono passare 6 ore e ci deve essere l’autorizzazione anche di tre medici con competenze diverse”.
In Emilia Romagna ci sono più di mille persone in attesa di un rene, più di 200 per il fegato, molti meno (40/50) aspettano un cuore. All’anno sono circa 120 i donatori effettivi, le segnalazioni il doppio ma molte di queste non si concretizzano in un espianto per mancanza di autorizzazione o perché mancano i corretti requisiti sanitari.

