5 mar. – Negli anni ottanta erano le case autocostruite: un esperimento di partecipazione ai lavori di recupero del patrimonio urbano soggetto spesso ad occupazione da parte dei senza casa. La prima esperienza di incontro tra occupanti e istituzioni fu nel 1982 proprio a Bologna con la coop “Chi non occupa preoccupa“, che ottenne il permesso di recupero e autocostruzione di diversi appartamenti fatiscenti del Pratello. Quasi trent’anni dopo ci si riprova: uscirà infatti nei primi giorni di aprile il bando per l’assegnazione degli immobili del Comune di Bologna destinati al progetto di “autorecupero“. Così viene definita l’iniziativa – presentata durante la seduta della Commissione sanità, politiche abitative e della casa riunita stamattina a Palazzo D’Accursio – attraverso la quale sette edifici di quattro quartieri della città (Navile, San Donato, San Vitale e Savena) verranno recuperati per ottenere circa quaranta alloggi.
I beneficiari, famiglie selezionate soprattutto tra le giovani coppie e le famiglie numerose, dovranno garantire un duplice impegno: 1000-1200 ore in lavori di ristrutturazione da prestare nei fine settimana e nel tempo libero e un impegno economico compreso fra i 35 e i 60mila euro, a seconda delle dimensioni dell’abitazione. Per chi non potrà offrire subito la disponibilità economica necessaria è comunque previsto un prestito bancario, da ammortizzare in 15 anni. Una volta terminati i cantieri, ognuna delle famiglie assegnatarie avrà diritto alla casa che potrà abitare per 30 anni senza pagare alcun affitto. A questo punto, si aprirà la possibilità di stringere con il Comune un contratto a canone calmierato.

